Volontariato?

Volontariato

Occorre fare alcune riflessioni su quelle persone che lavorano senza essere pagate e ne sono contente. Non so bene di quale forma di masochismo soffrano, ma sicuramente deve trattarsi di una patologia molto grave, che deriva da qualche vizio di ragionamento. Il lavoro non remunerato, inoltre, in una società fondata sulla moneta e sullo scambio, ha delle gravi ripercussioni anche a livello di sistema economico, abbassando indirettamente gli emolumenti di tutti i lavoratori. Il valore lavoro volontario trasfuso nel preteso concetto di fare del «bene» è quantomeno ingenuo. Nessuna istituzione è senza scopo di lucro. Quest’ultimo è soltanto mascherato dietro a sovrastrutture che lo ammantano di scopi alti, quali la giustizia sociale, la filantropia o la solidarietà. Questi presunti valori sono accettati acriticamente dai volontari e, per questa ragione, è meglio indagarli più a fondo per capire se sono realmente tali.

Chi dirige queste organizzazioni di volontariato è un operatore economico al pari di altri che ha alcuni privilegi legislativi che gli conferiscono un vantaggio competitivo sulle altre imprese ottenuti spesso in modo rocambolesco. Questi operatori economici utilizzano la povertà o esibizioni di degrado umano in modo strumentale per suscitare la pietà al fine di promuovere raccolte di denaro e altre utilità a vantaggio della propria organizzazione, tra cui anche il lavoro volontario. Sui media, il basso e aggressivo profilo, è plateale quando usano bambini a scopo propagandistico (anche se vietato dalla legge), oppure fanno pressione psicologica per asserite ricerche scientifiche per un vasto panorama di malattie nonostante la presenza di un servizio sanitario nazionale, enti di ricerca ufficialmente accreditati e università riconosciute.

Il lavoro per il quale nessuno pagherebbe un soldo non vale nulla o è dannoso. Chi lo riceve come contributo personale non lo apprezza; anzi potrebbe perfino disprezzare il lavoratore che non si fa pagare considerando un inetto. Il giovane volontario, in un’economia dove la remunerazione costituisce la misura del talento e della capacità personale, figura come un perditempo incapace di mettere a frutto la propria qualificazione professionale. In questi casi, per non svalutarsi, è meglio l’inattività al volontariato. Queste scaltre organizzazioni se non trovassero candidi volontari dovrebbero recuperare il personale necessario per le loro attività remunerandolo ai prezzi di mercato. Il giovane che svolge attività di volontariato evidentemente trae sostentamento e beneficia di altri redditi e vive di rendita. L’attività di volontariato, in genere, è espressione di disagio sociale e denota sensi di colpa personale del volontario.

Il volontario anziano, quando beneficia di redditi da collocamento a riposo e svolge comunque attività lavorativa volontaria, crea una serie di conseguenze sulla filiera produttiva generando una distorsione del mercato del lavoro. Innanzitutto occupa un ruolo professionale che potrebbe essere affidato a un giovane sotto remunerazione. Questa remunerazione aumenta al diminuire della loro quantità sul mercato. La presenza di numerosi volontari pensionati diminuisce la necessità complessiva di giovane forza lavoro che non trova impiego e rimane disoccupata. In secondo luogo suggerisce ai governanti che l’età pensionabile potrebbe essere trasferita a un’età più avanzata poiché presuppone residue capacità intellettive e un idoneo vigore fisico.

Il volontariato, in una società in piena disgregazione, ma ispirata da utopici falsi miti, è un altro grande inganno costruito ad arte per sfruttare per fini non sempre trasparenti l’ingenuità e la bonomia delle persone ignare, invitandole a combattere battaglie collettive per la tutela di diritti altrui, talvolta in conflitto con i propri, come sostituti del vuoto lasciato dalla perdita di una stabile famiglia, della propria cerchia di amici, di una comunità locale in cui riconoscersi e identificarsi per l’avvenire dei propri cari e delle persone veramente prossime.

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