Le illusioni della democrazia rappresentativa

What is democracy?


Le illusioni della democrazia rappresentativa. I processi irrazionali che portano i cittadini alla scelta del proprio partito politico


ndividuare i criteri sulla base ai quali il popolo sovrano sceglie i propri rappresentanti politici è una relativa incognita. Gli studi di marketing politico ne sono una prova evidente. I progetti politici sono prodotti e confezionati secondo i gusti dell’elettorato ma non sempre attecchiscono e si affermano. Il coinvolgimento emotivo ha un ruolo determinante ed è interessante approfondire gli irrazionali processi logici che permettono agli elettori di scegliere i rappresentanti politici in un sistema democratico.

                  Alimentandosi di pathos la competizione politica deve essere emotivamente coinvolgente e ispirarsi al modello del tifo da stadio. I consulenti dei leader politici sanno bene che i partiti sono scelti con criteri che non sono diversi da quelli agonistici. Negli elettori la rappresentanza degli interessi scade rapidamente e prevale l’irrazionale empatia che porta anche alla elezione di persone che non meritano alcuna fiducia.

                  Il voto della base è il meno problematico. I militanti di base trovano nella fedeltà acritica al partito l’appagamento alla propria passione politica. Esiste poi un elettorato non militante che sceglie il partito per abitudine, perché lo vota il proprio migliore amico o perché la famiglia ha sempre votato così… Indagare queste motivazioni del voto può lasciare sconcertati.


L’elettore sceglie il partito, per simpatia o antipatia, in modo analogo al tifo agonistico, anche contro i suoi reali interessi politici


                  Gli esiti del voto non sono altro che una collezione di decisioni illogiche prese prevalentemente dal elettorato mobile. L’elettorato mobile, quello che masochisticamente legge i menzogneri programmi dei partiti in competizione prima di prendere una decisione, spesso ignora il suo stesso profilo politico e cambia opinione in cabina un attimo prima di esprimere il voto. Ascolta attentamente in dibattiti in televisione per confondersi meglio le idee. L’espressione del suo consenso è spesso autolesionista. I politici di professione lo disorientano continuamente con sigle di fantasia in cui questo tipo di elettore finisce con il credere come se fossero qualcosa di importante anziché una truffa bene orchestrata. Sinistra, Centro e Destra. Centro Sinistra. Centro Destra. Verdi. Rosa. Azzurri. I politici creano il colore politico e ne sfumano i toni, poiché, il voto, in base al luogo, cambia significato. Con i problemi umanitari di altri mondi poi si induce a votare in senso contrario al censo di appartenenza.

                  I policy maker, sfruttando la credulità popolare, sono in grado di intervenire sulle coscienze creando complessi psicologici artificiali da impiantare negli elettori con la propaganda mediatica. Inventando il bene o il male. Il giusto o l’ingiusto. Trasformando, se utile, un principio relativo in assoluto. Questi burattinai creano il grande circo della politica per dare alle masse quell’inesistente frutto della fantasia che è l’idea della rappresentanza democratica, lasciando credere che l’azione di governo nasca dalla volontà popolare anziché nella menti fervide di ristretti gruppi notabili bene organizzati e finanziati, spesso dalle stesse istituzioni che hanno occupato abusivamente.

                  La politica è il ricettacolo di personaggi astuti e molto pericolosi. Costoro usano mezzi di comunicazione sofisticati per ottenere e conservare subdolamente il potere. Competere alla pari è una sfida che richiede anni di preparazione. I modi affabili e concilianti non devono trarre in inganno. Ai vertici non giungono le persone oneste. Costoro sono capaci di tutto pur di raggiungere i propri obiettivi di potere. Sottovalutarli è un rischio. Vincerli è un dovere.

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