La terrazza sul Mar Mediterraneo



La terrazza sul Mar Mediterraneo. Come le Autorità stanno squalificando l’industria del Turismo.


 gli Italiani sembra naturale partire per il mare e fare vita di spiaggia per intere settimane durante la stagione estiva. L’orografia del territorio peninsulare, che penetra nel Mar Mediterraneo, determina un clima mite che si estende lungo tutto il perimetro delle coste, isole comprese. Le potenzialità economiche di questa conformazione morfologica del territorio non sono integralmente comprese oppure sono volutamente declinate.

            Tranne la Grecia, con il suo arcipelago di isole, nessun altro Stato affacciato Mar Mediterraneo ha una linea di costa così estesa. Non la Francia, la Spagna o la Croazia. Tra i Paesi extraeuropei ben poca costa hanno la Bosnia, il Montenegro o l’Albania. Anche la lunghezza delle coste dei singoli Paesi del Nordafrica in confronto sono limitate. A questo si aggiunge il pericolo del terrorismo di matrice islamica, che rende rischiose le vacanze nei Paesi Arabi, a tutto vantaggio dell’economia italiana, se solo le autorità sapessero approfittarne.

Tivoli, Villa D'Este

Tivoli, Villa D’Este

            I confini marini del Bel Paese sono pressoché unici. Il Mar Mediterraneo è un grande lago interno. Le sue acque sono calme. Nulla di pericoloso in confronto all’impeto del moto ondoso oceanico e ai suoi sferzanti venti gelidi. Una ricchezza nazionale della cui importanza non ci si rende molto conto. Ai lidi assolati di sabbie dorate si alternano, nell’entroterra, il fresco ombroso di una vegetazione lussureggiante. Queste caratteristiche del paesaggio dovrebbero indurre le autorità politiche a fare del turismo la prima industria nazionale, accogliendo vacanzieri con valuta pregiata da tutta Europa e dal Mondo.


La Penisola italiana è una grande terrazza assolata immersa nelle acque del Mar Mediterraneo


            La politica del turismo, però, non sembra suscitare grande interesse a livello governativo, più attento agli indicatori di decrescita del comparto industriale e manifatturiero, che la globalizzazione renderà sempre più critici con l’aumento del costo del petrolio e delle materie prime. Le trascuratezze del settore turistico sono una vera sciagura nazionale. Il turismo, come settore trainante, abbinato al settore complementare dell’alimentazione e a quello del lusso, sarebbero da soli capaci di generare flussi permanenti di profitti reali e preservare le ricchezze naturali e i tesori d’arte.

Venezia Gondole

Venezia, Le Gondole

            L’Italia è una enorme penisola assolata immersa nelle acque del Mar Mediterraneo. Questo consiglierebbe di farne un immenso parco di divertimenti e di svago con grandi alberghi (brulicanti di vita diurna e notturna) e luoghi con attrazioni per tutte le età. Un posto dove il turista può inventarsi la vacanza dei suoi desideri tra sabbie dorate, sdraio e ombrelloni variopinti per le vacanze più frivole, trascorse tra le carezze calde e luminose dei raggi del Sole; o esplorando le bellezze naturalistiche offerte dal paesaggio con arte, cultura e manifestazioni di ogni genere.

            Negli Anni Venti del Novecento il problema dell’Italia come villaggio turistico per i ricchi Paesi del Nord Europa si era già posto con interventi parziali di grande successo. Nel secondo dopoguerra il Partito Comunista Italiano progettò di creare una enorme classe operaia per realizzare la rivoluzione proletaria e l’economia del turismo declinò rapidamente. Agli alberghi succedettero i capannoni industriali, petrolio e inquinamento.

            La massiccia immigrazione interna, sensibile ai messaggi del marxismo eversivo, completò il quadro della devastazione dei territori e delle bellezze naturali. Faceva eco un coro di affermazioni ipocrite dalla consueta prosopopea di uguaglianza e parità di diritti. Alle esigenze della produzione si sacrificava l’intero territorio erigendo quartieri dormitorio e trasformando i monumenti storici in ruderi fatiscenti.

            Il bigottismo cattocomunista (oggi trasformato in marxismo culturale), alla pelle ambrata dal bacio dei raggi del Sole delle turiste sdraiate in spiaggia, preferì il lezzo cancerogeno degli oli lubrificanti delle tetre officine metalmeccaniche e degli alienanti opifici.

Schiavitù del lavoro

Schiavitù del lavoro

            Una diversa politica sul turismo potrebbe mettere l’Italia al riparo dalla crisi globale, farne un Paese ricco, non inquinato, che fonda la propria ricchezza esclusivamente sulle risorse interne. Trascurare il turismo significa distruggere l’unica economia che può generare profitti e risollevare le sorti del Paese. Il Governo italiano non sembra avere imboccato questa strada: per distruggere ulteriormente il turismo e aggravare la crisi economica ha collocato negli alberghi, residence e bungalow, gli immigrati clandestini che giungono in massa a godersi gratuitamente una permanente vacanza a spese degli Italiani, ferie che un turista consapevole paga a caro prezzo con moneta sonante e servizi approssimativi.

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