Andrea e Nicola sono maschi o sono femmine?

Stilografica


Andrea e Nicola sono maschi o sono femmine? Il sesso della lingua italiana e il genere neutro. La confusione delle vocali tra maschili, femminili e ambigenere fra storia e attualità.


capolettera-azzurra-rosa ella lingua italiana manca il genere neutro. Questo comporta molte difficolta nel trasporre al femminile alcune parole tipicamente maschili che, invece, dovrebbero essere neutre. Alcune professioni ne sono un chiaro esempio. Al genere maschile dell’avvocato corrisponde il femminile dell’avvocata. Al genere femminile della psichiatra corrisponderebbe il maschile dello psichiatro. Seguita dalla presidente o dalla presidentessa, dalla giudice o la giudicessa o giudichessa. Il problema stride continuamente per l’evidente difficoltà a esprimere correttamente tutto quello che è ambigenere. Molti intellettuali sembrano smarriti di fronte al problema innescando inutili polemiche filologiche senza costrutto.

Laura Boldrini. Funzionaria e politica. Presidente, pro tempore, Camera dei Deputati

Laura Boldrini. Funzionaria e politica. Presidente, pro tempore, Camera dei Deputati

                  Il problema è diventato quanto mai attuale per effetto delle conquiste legate all’emancipazione femminile. La lingua italiana è stata costruita a tavolino, dopo all’Unità d’Italia, da alcuni intellettuali risorgimentali (Ugo Foscolo, Massimo D’Azeglio e Alessandro Manzoni «sciacquare i panni in Arno» e altri), spiluccandola dai tanti dialetti parlati nella Penisola. Dal toscano, in particolare, è stata tratta la parte maggiore, poiché aveva una meglio conservata struttura derivata dal latino e numerose opere letterarie di supporto che offrivano una apparente continuità culturale, la quale procede dai Poeti fiorentini del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) e giunge allo Stato unitario con un solo balzo di cinque secoli. Una esigenza di comunicazione nata dapprima dai protagonisti dei Moti risorgimentali, i quali, spesso, non si capivano; e, forse, se si fossero capiti, si sarebbero dedicati ad altre attività (sicuramente più utili e produttive); poi dall’esigenza di dare una lingua al plebiscitario Regno d’Italia.


Cosa vuoi fare da grande? L’avvocata o lo psichiatro?


Vittorio Sgarbi. Critico d'arte, opinionista, scrittore, personaggio televisivo e politico italiano

Vittorio Sgarbi. Critico d’arte, opinionista, scrittore, personaggio televisivo e politico italiano

                  La Monarchia Sabauda aveva una struttura sociale maschilista, militarizzata e autoritaria. Le donne non avevano alcuna voce in capitolo per influire sull’invenzione del costrutti linguistici della lingua italiana, reclamando il diritto alla considerazione di genere. La neonata lingua italiana, per quegli intellettuali, doveva sembrare perfetta. Nessuno di loro, purtroppo, era poliglotta nel senso moderno della parola. Se lo fossero stati, si sarebbero accorti di questo e di altri gravi errori d’impostazione generale, poiché, in tutte le altre lingue europee, esiste il genere neutro e altre importanti differenziazioni linguistiche che specificano i contenuti del discorso, con dizionari che superano di tre volte il numero di parole della lingua italiana. Differenze che distinguono non solo i maschi dalle femmine ma anche gli umani dai non umani, come gli animali o le cose. In altre lingue, per esempio, il tedesco, che non a caso è la lingua della filosofia, il verbo che descrive l’azione di alimentarsi negli uomini “essen” è diverso dal mangiare degli animali “fressen” ed è offensivo usare quel verbo per gli uomini a meno di volerli insultare.

                  Il maschile e il femminile è definito dalle lettere vocali che in italiano sono cinque con sette suoni dati dall’accento: a é è i ó ò u. La “o” è maschile; la “a” è femminile; mentre la “e”, “i” e la “u” possono essere maschili o femminili a seconda dell’articolo che le precede. Al maschile “avvocato” corrisponderebbe dunque il femminile “avvocata”. Al femminile “psichiatra” corrisponderebbe il maschile “psichiatro”. La regola grammaticale non funziona sempre e occorrono continuamente eccezioni, talvolta colpevolizzando il latino, che non può difendersi, anziché i letterati risorgimentali e le loro sviste. Vi sono dubbi sui ruoli delle vocali ambigenere “e”, “i” e la “u” anche quando sono corretti: Questo è il caso del presidente, del giudice o del rettore che terminando con la vocale ambigenere “e” in italiano non è sessuata e pertanto perfettamente adatta a identificare un incarico professionale svolto sia da uomini sia da donne (salvo l’articolo che le precede che, stonature a parte, identificherà il sesso della persona). L’errata percezione del genere della vocali crea confusione anche nell’attribuzione dei nomi propri di persona. Al nome proprio femminile “Andrea”, dovrebbe corrispondere il maschile “Andreo”, o casomai l’ambigenere “Andre” (Adele, femmina; Ermete, maschio). Allo stesso modo “Nicola” è femminile, mentre il maschile è “Nicolo” o il più comune “Niccolò”.

                  In Italiano, per ottenere la perfezione linguistica, occorrerebbe incrementare il numero delle vocali, importandole da altre lingue, allo scopo di costruire quel mancante genere neutro che provoca continuamente confusione ed errori. Un linguista e glottologo di grande prestigio, incaricato ministro, potrebbe assumere il difficile incarico di restaurare la lingua per renderla più esplicita, emancipandola da quei dialetti, scaturiti dalla volgarizzazione del latino, da cui trae origine.

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