Un giorno di ordinaria follia



“Un giorno di ordinaria follia” ci conduce a visitare i quartieri multietnici delle nostre città e a conoscerne le vibranti comunità. L’esperienza, se riusciremo a sopravvivere, potrebbe essere così emozionante da mandarci completamente fuori di testa.



 n-nerael movie “Falling down (Un giorno di ordinaria follia) c’è un aspetto poco curato dalle recensioni: l’epilogo mortale. In una pellicola drammatica alla fine qualcuno deve necessariamente morire. Qui è toccato a William Foster (alias D-fens), interpretato magistralmente da Michael Douglas, con la regia di Joel Schumacher. Forster è l’Angry white male (uomo bianco incazzato). Il suo profilo rientra nella categoria dei hewmies white (americani bianchi nativi), school educated white men (uomini bianchi istruiti), i quali, dopo i quaranta anni, tendono a perdere l’impiego e diventare disoccupati barboni nonostante l’alta formazione.

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«Se vuoi passare per questo quartiere devi pagare».

            Quello di Forster è stato un suicidio. Questi sapeva bene che in tasca non nascondeva un’arma da fuoco ma un giocattolo della figlia tanto amata e del cui affetto il giudice dello Stato della California l’ha privato con sentenza ritenendolo economicamente inaffidabile. Il suo è stato un modo vigliacco per togliersi di mezzo. Una codarda rinuncia a combattere. A lottare per il suo mondo. Egli è stato vittima delle convinzioni che il sistema gli aveva inculcato a forza nella testa. Convinzioni che ha fatto proprie fino alla fine e dalle quali non ha saputo emanciparsi valutandole criticamente. Forster ha continuato a credere ostinatamente nei valori della società democratica anche di fronte all’evidente fallimento di quel modello. Catastrofe sociale che ha potuto costatare direttamente attraversando i quartieri della sua città tra narcotrafficanti, personaggi corrotti e rifiuti umani di ogni tipo.


Educare i giovani ai valori sbagliati può farli impazzire da adulti. Alcuni principi fondamentali di società più antiche non sono più validi nel mondo contemporaneo.


            Forster, con la sua morte rapida, fatta per evitare di pensare, regala quello che resta della sua decadente civiltà alle bande criminali dei latinos, ai traffici commerciali degli asiatici e a tutti gli avventurieri venuti da ogni parte del mondo a cercare la propria fortuna, facendo pagare parassitariamente agli altri il costo della loro inutile o dannosa esistenza.

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Nervosi, irritabili e suscettibili. Tutte le vittime di una società decadente e corrotta.

            Sono possibili solo due soli esiti per chi rinuncia alla lotta. Il primo è la morte veloce, per suicidio, come quella di Forster. Il secondo, assistere alla lenta agonia del proprio popolo. Nel suo peregrinare per la città non colse l’opportunità di uno strumento di riscatto sociale che il destino gli aveva offerto per lottare e salvarsi dalla morte. Uccise, dopo un aspro litigio, un commerciante che aveva solidarizzato con lui salvandolo dall’arresto. Il negoziante, nonostante il temperamento rude, gli aveva fatto una onesta proposta commerciale promuovendo delle calzature paramilitari di ottima qualità per sostituire le sue logore scarpe con le suole bucate. Forster, con quell’omicidio, credette di avere fatto un opera meritoria. Non riuscì mai a capire di essere lui stesso la prima vittima delle sue superate convinzioni morali.

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«Impara a sparare, stronzo».

            Il film termina con il negativo messaggio della passiva rinuncia identitaria. Il protagonista è impazzito nel cercare le cause profonde di quel mondo allucinato che gli si agitava intorno. William Foster ha preferito un rasserenante colpo di pistola, sparato da un altro bianco fallito (Martin Prendergast, interpretato da Robert Duvall), un maturo poliziotto prossimo alla pensione, declassato nonostante le indubbie capacità professionali, che l’ha colpito a morte, facendo cessare di colpo quel confuso delirio che era dentro e fuori di lui. William Foster e Martin Prendergast sono stati entrambi vittime di un penalizzante sistema democratico egualitario che dapprima li ha emarginati e costretti a ruoli inferiori e poi ne ha favorito l’esclusione sociale o l’eliminazione fisica. █

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