Il 25 aprile. Una festa triste.



I festeggiamenti del 25 aprile e le illusorie libertà democratiche. Un Parlamento burocratico, fondato sui principi del comunismo postbellico.


Churchill (a sinistra), Roosevelt (al centro) e Stalin (a destra) alla conferenza di Yalta.

            Chi non sia Comunista, Marxista culturale o Politicamente corretto non so cosa debba festeggiare, oggi, 25 aprile, festa della Liberazione dal Nazifascismo. In prospettiva storica la fine della Seconda Guerra Mondiale consegnò più della metà dell’Europa al Comunismo sovietico creando la Cortina di ferro. Il Comunismo, grazie agli Angloamericani, dilagò pressoché in tutta l’Europa.

            I partiti comunisti, finanziati dall’Unione sovietica, continuarono con la propaganda l’attività che non poté essere completata armi in pugno dall’Armata Rossa, confezionandosi delle Costituzioni democratiche per favorire il lento scivolamento verso lo Stato socialista. In Europa, dopo la Seconda Guerra Mondiale, di Stati non comunisti ne rimasero molto pochi: Francia, Italia, Mezza Germania, Belgio, Olanda e piccoli altri. La Spagna, fortunatamente, con il governo di Francisco Franco, si salvo da sola da questa catastrofe. Affermare che gli Alleati abbiano vinto la guerra appare sicuramente azzardato. Gli Angloamericani stanno sempre dalla parte sbagliata e vincono militarmente le guerre che perdono politicamente. Speriamo solo che in futuro non vengano più a salvare l’Europa.

            A redigere la Costituzioni Repubblicane furono chiamati prevalentemente intellettuali, ideologi e giuristi di Sinistra che trassero i principi fondamentali dai trattati dell’economia marxista, ed elaborarono articoli farneticanti primo tra tutti: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul Lavoro”.


Dal Comunismo postbellico, al Marxismo culturale e al Politicamente corretto. Tra politici irremovibili, rivoltanti o dilettanti.


            I Parlamenti di tutta Europa sono entità presidiate e hanno esteso questo modello burocratico anche al Parlamento europeo. Il voto elettorale non influisce sulla determinazione dei futuri governi e un partito di maggioranza può essere isolato dalla coalizione delle minoranze per formare governi pluripartitici.

I confini dell’Europa il 15 maggio 1945

            Il rifiuto populista dell’Unione europea nasce dalla consapevolezza di sapere che i principi fondamentali delle leggi europee, uguaglianza, mondialismo e libera circolazione, tanto per dirne alcuni, si radicano nella subcultura politica del radicalismo socialdemocratico minimamente scalfito dagli eventi successivi al crollo del Comunismo in Unione sovietica nel 1989.

            Questo congegno istituzionale favorisce la politica delle organizzazioni clericali e la Sinistra. Per questo, indifferentemente da qualsiasi evento politico accada nel Paese, sono sempre in grado di formare un governo di comodo per imporre a tutti autoritariamente le proprie leggi di parte, prevaricando le identità e le comunità locali, per favorire mondialismo straccione, libertà di vagabondaggio ed enfatizzazione delle culture tribali violente.

            Tutti i regimi chiedono al popolo di glorificare il potere con celebrazioni e festeggiamenti. Questo 25 aprile, copia Europea della Rivoluzione d’Ottobre, appare sempre più insensato.

Annunci