Malattie infettive d’importazione e vaccinazioni obbligatorie



Quell’esagerata severità contro i medici anti vaccini e le epidemie a bassa intensità legate ai flussi migratori che vagano liberamente per l’Europa. Le morti silenziose causate alle politiche d’inclusione forzata degli stranieri che il Governo di Sinistra non vuole ammettere e soffoca con le radiazioni dagli albi professionali di medici preparati e competenti.


n Europa sono state nuovamente importate malattie infettive letali. Molti Europei sono morti a causa di queste patologie e altri ne moriranno. L’elenco delle malattie epidemiche è impressionante tanto quanto il doloroso decorso di chi ne è afflitto dopo il contagio.

            La preparazione dei farmaci è massificata e un vaccino (o qualsiasi altro preparato farmacologico) deve andare democraticamente bene per tutti di qualsiasi razza, colore o età essi siano. Una imposizione di vaccini standardizzati su vasta scala potrebbe determinare la scomparsa di un gruppo etnico a favore di un altro in base alle imprevedibili reazioni immunitarie. Un vaccino efficace per gli Asiatici o gli Africani potrebbe portare alla morte gli Europei e viceversa. La farmacologia individualizzata, preceduta da test di tolleranza dell’organismo, non è conveniente per l’industria. L’idea, pertanto, non è nemmeno presa in considerazione dalle case farmaceutiche.

            Le malattie infettive incurabili, del tipo Ebola, per le quali non c’è né cura né vaccino, sono trattate dal protocollo medico bloccando tutte le difese immunitarie dell’individuo malato e introducendo una sostanza tossica alla quale il batterio o il virus si presuppone sensibile al fine di eliminarlo. Nell’organismo del malato inizia la competizione tra effetto letale della sostanza tossica e capacità di sopravvivenza dell’organismo alla tossina con tre possibili esiti. Vince la malattia contagiosa e il malato muore per l’effetto congiunto sia della malattia infettiva sia della tossicità del farmaco. Il malato sopravvive perché il suo l’organismo è forte e muore l’agente infettivo. Sopravvive sia il malato sia l’agente patogeno e la situazione rimane in condizione di parità e la cura per il paziente ricomincia.

            Questi decessi sono sparpagliati sul territorio e raramente fanno notizia. Solo i focolai localizzati con morti plurime emergono alla cronaca per ricadere immediatamente nell’oblio dopo le rassicurazioni delle Autorità sulla normalità statista del fenomeno. La volontà di tenere nascosto il problema delle epidemie, punendo severamente i medici anti vaccini, è funzionale all’obiettivo politico della Sinistra marxista culturale di sostituire la popolazione residente con quella immigrata o obbligarla forzosamente a convivere con essa che piaccia o no, malattie infettive comprese.

            Questo spiega la necessità di vaccinare tutta la popolazione fin dalla prima infanzia. I primi anni di vita dei bimbi europei, anziché essere momenti felici e spensierati, sono uno strazio trascorso tra ambulatori e iniezioni di morbi letali inattivati, spesso sperimentali e privi di collaudo certificato. Malattie che si trasmetteranno poi ai genitori (permanentemente ammalati per tutta l’infanzia e l’età evolutiva del bambino) e ad altri adulti conviventi. Senza contare i casi speciali dei bambini sani alla nascita, resi dementi dai vaccini, che vivono come vegetali, con patologie inesistenti fino a cinquanta anni fa, assistiti dai genitori nel ruolo d’infermieri a tempo pieno.


Siamo lontani dalla farmacologia individualizzata e dalla preparazione personalizzata di farmaci e vaccini dopo prove di tolleranza ai principi attivi.


            Nella mente della Sinistra politicamente corretta è impressa l’idea secondo la quale, mettendo insieme gli infanti in classi multietniche e multiculturali, si sviluppi la tolleranza per il diverso, lo straniero o l’immigrato. Questa strategia mina a colpire il supremacismo bianco ed è preordinata a favorire la costruzione dei fondamenti dell’integrazione. Le malattie infettive sono, per costoro, un rischio che deve essere corso e i morti saranno il prezzo da pagare per la libertà della globalizzata Democrazia.

L’imposizione di modelli affettivi artefatti all’infanzia con l’intento di annientarne l’identità.

            Negli Stati Uniti d’America, in California, negli Anni Sessanta, fu intrapresa una ricerca scientifica per scoprire la percezione del sentimento identitario nella prima infanzia. A questo scopo furono formate classi multietniche per stabilirne le interazioni sociali attraverso l’osservazione. L’obiettivo della ricerca era di scoprire se le differenze biologiche potevano essere eliminate dalla convivenza coattiva e dalla crescita obbligata in una sottospecie di comune socialista. L’esperimento fu quasi immediatamente interrotto e la ricerca non fu portata a termine. Non furono nemmeno pubblicati i risultati parziali. Che cosa accadde, in dettaglio, non lo sapremo mai con precisione. Un esperimento scientifico non s’interrompe tranne che nell’ipotesi in cui vi sia un pericolo di violenza fisica che metta a rischio la vita umana. I bimbi, con il candore dell’innocenza, si può supporre che abbiano reagito ferocemente alla negazione identitaria e alla convivenza coatta che era l’obiettivo principale dell’esperimento scientifico e qualcuno potrebbe essere finito in ospedale lacero contuso dalle botte.

            Oggi questo stesso tipo di esperimento non si svolge più in vitro ma in vivo negli asili e nelle scuole. Un esperimento sociale che la Sinistra non vuole assolutamente interrompere poiché ispirato della “Teoria critica della società”. Obbligare i bambini di tutte le identità a stare insieme, indipendentemente da tutto, malattie infettive comprese, è un imperativo democratico. A questo punto è facile comprendere come la vaccinazione di massa e la radiazione dall’albo dei medici che la osteggiano, è indispensabile per sopravvivenza della Sinistra marxista culturale, affinché le epidemie e i morti non scoprano troppo presto la sua politica genocida.

Uno scienziato marxista culturale sottopone allo stesso test due bimbi di diversa identità dando valutazioni viziate da errori logici frutto dei suoi pregiudizi.

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