La vendetta contro i fenotipi caucasici.



L’evoluzione del Marxismo Culturale. L’aggressione ai valori della cultura dei popoli europei. L’intento genocida in risposta all’Olocausto. Eliminare i fenotipi caucasici annientando l’identità delle popolazioni bianche.


MARXISMO CULTURALE (1919).

Antonio Gramsci. György Lukács

Il Marxismo Culturale è stato la risposta ideologica alla mancata insurrezione delle masse lavoratrici in Europa (Rivoluzione berlinese e di Budapest). Gli ideologi comunisti, Gramsci e Lukács, prendono atto che la lotta di classe, esclusivamente incentrata sui temi del controllo dei mezzi di produzione economica, non era sufficiente per coinvolgere le masse nella Rivoluzione proletaria. Occorreva, quindi, una grande rieducazione culturale finalizzata a sovvertire tutti i valori tradizionali dei popoli europei, per sostituirli con quelli Marxisti (Marxismo Culturale).
SCUOLA DI FRANCOFORTE (1923).

György Lukács. Theodor Adorno. Max Horkheimer. Herbert Marcuse. Alfred Sohn-Rethel. Leo Löwenthal. Franz Neumann. Franz Oppenheimer. Friedrich Pollock. Erich Fromm. Alfred Schmidt. Jürgen Habermas. Oskar Negt. Karl A. Wittfogel. Susan Buck-Morss. Axel Honneth. Franz Borkenau. Walter Benjamin.

L’evoluzione del Marxismo culturale nella Scuola di Francoforte. La fine della Seconda Guerra Mondiale ha innescato un desiderio di vendetta contro l’ascesa del Nazismo e l’esautorazione degli Ebrei dalle posizioni di potere in Europa. La reazione è stata l’elaborazione di un progetto di annientamento dei fenotipi caucasici e delle identità etnico razziali dei popoli bianchi. Gli strumenti di lotta, per occultare la regia, non dovevano essere percepibili dall’opinione pubblica e ramificarsi nei media, nella docenza universitaria, nei think-tanks, nelle organizzazioni non governative (NGO-ONG), nell’intrattenimento volgare, preordinato all’induzione del sesso interrazziale, anche violento. Gli USA, dove erano presenti enormi masse allogene (afroamericani, latinos e asiatici), furono un ottimo test d’ibridazione genocida, per verificare il funzionamento degli assunti teorici della Scuola di Francoforte, come risposta all’Olocausto. Modello da esportare poi in tutto il mondo Bianco (Europa, Canada, Australia, Sud Africa e Russia).

SCUOLA DI BIRMINGHAM (1964).

Center for Contemporary Cultural Studies

Richard Hoggart. Raymond Williams.

Cultural Studies britannici. Cultural Studies americani. Cultural Studies italiani.

Il Marxismo Culturale diventa materia obbligatoria nelle Università di tutto il mondo.

Secondo la Scuola di Birmingham la Cultura e il Potere devono essere valutati unitariamente. Il potere (possesso di ricchezze materiali ottenute dalle disuguaglianze) non è il risultato di differenze statiche, ma sono due campi dinamici, in continuo divenire, in cui i protagonisti usano la cultura come mezzo strumentale per l’accaparramento delle risorse. La Scuola di Birmingham, per affrontare il problema delle disuguaglianze, si è affidata a un approccio multidisciplinare tra indagine scientifica, ricerca etnografica, riflessione politica, sociologia, semiotica, critica letteraria, filosofia, antropologia, estetica. La cultura egemone, normalmente, determina una completo allineamento della cultura popolare. Quando, invece, le diversità culturali divengono incompatibili, queste ultime, compiono un doppio movimento, di contenimento e di resistenza. Questa l’idea ha stimolato la curiosità dei Cultural Studies per i sistemi identitari delle classi operaie, delle subculture giovanili (Punk Inglesi) e le per “etnicità esotiche”: asiatiche, caraibiche, islamiche, di provenienza post coloniale.
TEORIA CRITICA (1973).

Trent Schroyer attribuì il nome di “Teoria Critica della Società” a questo tipo di studi di matrice accademica sotto gli auspici nella Scuola di Francoforte. Tali progetti multidisciplinari, d’ingegneria sociale, sono stati promossi e supportati dalla Sinistra liberal socialdemocratica, con la quale la Scuola di Francoforte aveva già delle affinità storiche.

Gli studi culturali tendono a colpire con maggiore incisività il maschio bianco (fondatore della cultura europea egemone). Ogni iniziativa politica è preordinata a svilirlo, a farne un debole o un insicuro nei rapporti familiari, sociali e professionali. Gli strumenti sono la ginecocrazia, l’omosessualità e la subordinazione virile a maschi esterni nella grande confusione del caos migratorio.

POLITICAMENTE CORRETTO (1989). Origina da movimenti radicali d’ispirazione liberaldemocratica nelle Università americane dopo le proteste innescate dalla regalia di borse di studio pubbliche alle minoranze senza collegamento al profitto scolastico. L’intento di questa forma d’ipocrisia istituzionale è soffocare la libertà di parola e di espressione costringendo a utilizzare eufemismi linguistici ridicoli, imprecisi e sconcertanti. Il politicamente corretto non interviene mai sul problema, che rimane inalterato, ma cambia le forme di espressione, affinché, almeno teoricamente, nessuno possa mai sentirsi ripudiato dalla società democratica e pluralista. Nelle società multiculturali, dove non esistono valori condivisi, ha la funzione di rendere impossibile qualsiasi sana comunicazione e di esporre chiunque a sanzioni arbitrarie in giudizi di condanna tanto sommari quanto politicizzati.
CROLLO DEL COMUNISMO IN UNIONE SOVIETICA (1989). La caduta dell’Unione Sovietica e la fine del regime dei blocchi hanno permesso alla Scuola di Francoforte e alla Teoria Critica di applicarsi diffusamente in Europa con i suoi programmi di annientamento identitario dei Bianchi. Gli effetti hanno avuto un tale catastrofico impatto che in pochi anni ne hanno cambiato completamente la struttura sociale. I non bianchi usano ogni mezzo per accampare diritti e conquistare territori in Europa: dall’invasione di giovani maschi nel pieno delle forze, ai bambini impiegati da adulti senza scrupoli come scudi umani, agli svergognati ventri gravidi usati per suscitare la pietà e crescere nel welfare.
LA FINANZA GLOBALE DEI GRUPPI NEOLIBERALI E SOCIALDEMOCRATICI (2001). La Teoria Critica, pur abile nel demolire i valori individuali della tradizione, non ha creato le prospettive di un modello di sviluppo sociale alternativo. Un genocidio a scopo di vendetta rimane pertanto l’unica ipotesi plausibile. A sfruttare opportunamente il caos della contemporaneità hanno provveduto i gruppi neoliberali della finanza globale, istituendo condizioni di sfruttamento ancor più autoritarie e prevaricatrici di quelle preesistenti. Crescita economica, sviluppo sociale e lotta alla povertà sono invenzioni mediatiche per conferire prestigio a biechi comportamenti di sfruttamento fatti percepire come atti di filantropico altruismo.
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