La mira sbagliata

Luca Traini. Il vendicatore e la spedizione punitiva.


Sbagliare la mira. Sparare a vuoto. Mancare facili bersagli. Continua la serie: “I quaderni di criminologia”. Il crimine spiegato.


            I generali di tutti gli eserciti conoscono bene il fenomeno. I soldati semplici, come gli assassini improvvisati, hanno delle remore psicologiche, religiose o etiche a colpire i bersagli umani e spesso sbagliano deliberatamente la mira. Al poligono di tiro ottengono ottimi risultati. In azione, invece, gli esiti non sono mai altrettanto lusinghieri. La maggior parte dei soldati non professionisti evitano di uccidere l’avversario, semmai lo feriscono, talvolta anche solo di striscio, alle gambe o su organi non vitali.

Innocent Oseghale. Il nigeriano che, in concorso con altri, ha smembrato il corpo della diciottenne.

Innocent Oseghale. Il nigeriano che, in concorso con altri, ha smembrato il corpo della diciottenne Pamela Mastropietro.

            Luca Traini, in risposta al ritrovamento del corpo smembrato della giovane Pamela Mastropietro (per mano dello spacciatore nigeriano Innocent Oseghale, in probabile concorso con altri, ancora da identificare), ha dato avvio a una solitaria spedizione punitiva, sfociata in una serie di lievi ferimenti contro soggetti di colore, individuati a caso. Il Traini è stato colto dalla stessa sindrome dei soldati semplici. Privo di adeguato addestramento militare o paramilitare, che gli abbia fatto acquisire la fredda capacità omicida, non è riuscito a colpire a morte nessuno dei suoi obiettivi, quando poteva fare una strage. Per uccidere occorre avere ricevuto una formazione appropriata. Le convinzioni civili, morali o di altra natura di questi giustizieri raffazzonati hanno un ruolo importante nel determinare il fallimento delle bellicose iniziative che intraprendono. Il combattente inesperto tentenna. Rinuncia. Predilige colpire obiettivi collaterali o provocare danni materiali alle cose, anziché alle persone.

            I soldati che non colpiscano i bersagli fino a renderli inoffensivi diventerebbero un pericolo per sé stessi e per i commilitoni. Nella truppa non addestrata la ripartizione dei soldati che vanno a bersaglio e quelli che fanno cilecca, per qualsiasi motivo, si distribuisce normalmente secondo il “Principio di Pareto”, ottanta/venti (l’ottanta per cento fallisce il bersaglio, il venti per cento lo raggiunge). Percentuale che potrà aumentare o diminuire in base all’addestramento.

            Tutti gli eserciti, per ovviare a questi inconvenienti, sono dotati di truppe scelte, cioè di gruppi d’intervento che non abbiano alcuno scrupolo a sopprimere l’avversario con professionale indifferenza. L’accurata formazione di questi operatori è molto costosa e richiede massicci investimenti. Uccidere gli animali non è molto utile per l’acquisizione delle capacità omicida. Gli Stati, per completare la formazione dei soldati e fare acquisire esercizio, inviano sempre dei contingenti in scenari di guerra. I militari in addestramento, con interventi a carico dei nemici, acquisiranno l’abitudine omicida e con essa le sedazioni ai rimorsi delle coscienze. Di pretesti per imparare a uccidere, in ogni caso, se ne potrebbero trovare a volontà anche in altri ambiti. Nelle cellule terroristiche, per esempio, l’agire in nome di un padreterno metafisico.


Il principio di Pareto “Ottanta/venti” e i colpi sparati con successo contro i bersagli. Il ruolo determinante delle truppe scelte nelle masse combattenti.


            Le moderne armi tecnologiche, sempre più simili a video giochi, sono progettare per allontanare il soldato dal campo di battaglia. L’aumento della gittata e l’azione a distanza favorisce l’indifferenza, aumentando la platea delle forze disponibili per andare a bersaglio. Questo spiega il fastidio e la rinuncia di alcuni eserciti a inviare truppe di terra.

            Il giovane maschio, per motivi ormonali, è più propenso della femmina a passare a vie di fatto. L’ormone testosterone rende disaffettivi. L’alto tasso, provoca indifferenza, insensibilità e aggressività. I crimini più efferati sono commessi da giovanissimi. Questo dovrebbe fare ripensare al clima di perdono giudiziario verso gli adolescenti criminali. I giovani maschi di buona famiglia, tuttavia, controllando l’aggressività con l’educazione e senza specifico addestramento militare, difficilmente si trasformano in assassini a sangue freddo.

Pamela Mastropietro. La vittima della ferocia primitiva.

Pamela Mastropietro. La vittima della ferocia primitiva di gruppo dei nigeriani.

            L’aggressività è considerata un disvalore. Difendere direttamente, con interventi di giustizia privata, un membro del proprio gruppo sociale, è punito dalle Corti di giustizia, le quali, peraltro, sembrano tutelare con più zelo gli autori di misfatti che le vittime, suscitando notevoli interrogativi nella popolazione.

            Da tempo la ricerca genetica si è attivata per cercare d’individuare i tratti biologici specifici dei criminali, necessari per le indagini dei periti forensi, indispensabili per i giudici. Il crimine, così, diventerebbe conseguenza di alterazioni cromosomiche o genetiche, facili da individuare e semplici da punire. Compare dapprima il cromosoma “Y” soprannumerario. Successivamente il segmento assassino del cromosoma 22. Queste ultime alterazioni sono tanto riconoscibili a vista (fronte pronunciata, gambe a X e pannicoli adiposi sul ventre) quanto inabilitanti sul piano pratico (ritardo mentale). All’ipotesi cromosomica si è avvicendata allora quella genetica. L’incapacità di controllare l’aggressività sarebbe determinata da un gene difettoso sul cromosoma femminile X: quello delle monoamminossidasi A (MAO-A). La curiosità inspiegabile risiede nel fatto che le femmine abbiano due cromosomi XX e quindi dovrebbero essere addirittura due volte più pericolose di maschi XY.

            Questo determinismo scientifico lascia trasparire l’idea che le forze dell’ordine o i militari, autorizzati all’uso legittimo della forza, compiendo le stesse azioni dei criminali (sparare e uccidere) possano avere un patrimonio cromosomico e genetico simile a quello dei delinquenti. Cosa dire, allora, dei mandanti di reato seduti alle scrivanie, dei freddi sicari di professione o degli autori di crimini colposi.

            Le capacità omicida fanno parte della cultura e sono il risultato di progetti formativi strutturati e di apprendistati. Queste culture, dovendo superare la reciproca capacità offensiva, sono perennemente in competizione. Alcune si basano su bestiali istinti primari. Altre sulla lucida intelligenza, la quale dovrà essere istruita a non sbagliare la mira, quando serva colpire il bersaglio, posto nel centro del mirino.

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