Luce o pensiero.

La volta celeste vista dalla Terra


Luce o pensiero. Una gara di velocità che potrebbe anche finire alla pari. Ma il pensiero, talvolta, sembrerebbe correre più veloce della luce


            La scienza, da tempo, discute intorno all’ipotesi dell’esistenza di entità in grado viaggiare più veloci della luce. Alcune misurazioni astronomiche hanno reso temporaneamente plausibili queste ipotesi nelle galassie più lontane. Tali maggiori velocità, tuttavia, come si scoprì in seguito, furono determinate dalla somma della velocità di espansione dell’universo più la velocità della luce e, pertanto, quest’ultima, rimase insuperata.

            Le ricerche intorno alla scoperta di entità in grado di viaggiare più veloci della luce conducono a rivalutare i “pensieri della mente” come entità capaci di superare quella velocità. Gli astronomi, in un istante, con i telescopi e le proprie conoscenze, possono spostarsi a velocità super luminali in ogni angolo dell’universo conosciuto e discettare su quello sconosciuto. I fotoni di luce, in viaggio nell’universo, invece, ignorano le qualità dei luoghi degli impatti fino a quando non saranno arrivati. Gli astronomi, con le facoltà di pensiero, possono scoprire il passato, come in una sfera di cristallo, viaggiando tra le stelle più lontane e tornando in un istante al luogo di partenza.

            Le menti, con i propri pensieri, sembrerebbero potere viaggiare più veloci della luce e spostarsi da un luogo all’altro dell’universo in un istante. Tale istantaneità, come e più della velocità della luce, accentua, anziché diminuire, i misteri della comprensione dell’universo e riporterebbe ancora più indietro o avanti nel tempo, a età del firmamento che gli organi di senso nemmeno potrebbero decifrare o comprendere. Per gli abitanti di un lontano pianeta, dall’altra parte dell’universo, potremmo già essere tutti morti, scomparsi insieme al venire meno delle condizioni di abitabilità del Sistema Solare nella Via Lattea. L’universo è, dunque, simultaneamente vivo o non vivo, morto o non morto, in stretta dipendenza con la lontananza del punto di osservazione.

            Se le menti hanno questi poteri super luminali perché, a scuola, le interrogazioni, sono così problematiche da affrontare. Carpire le risposte dalle menti degli insegnanti, evitando le fatiche degli apprendimenti, non sarebbe più facile per delle menti cosmologiche. Chiunque, infatti, guardando il cielo notturno, potrebbe spaziare ovunque voglia nella volta celeste, viaggiando più veloce della luce. Le singole menti individuali, allo stesso modo, perché non si potrebbero attivare per carpire dalla mente dell’universo i suoi segreti, senza bisogno di fare moltitudini di nocivi esperimenti nei laboratori.


L’universo è vivo o non vivo, morto o non morto, in correlazione al punto di osservazione. Per gli astronomi di lontani pianeti, situati dall’altra parte dell’universo, in questo stesso momento, potremmo vivere nella preistoria già esserci estinti da milioni di anni


            L’Universo, che gli scienziati osservano, è un enorme cimitero galattico o una culla. Le stelle sono come le fotografie dei nostri avi che la lentezza della velocità della luce riesuma dalle tombe per mostrare come furono nel loro antico splendore oppure discendenti quando si tratti di individui non ancora concepiti o nati. Quello che c’è di vivo nel cosmo sono gli oggetti prossimi. Quelli, cioè, che non siano stati ubicati a distanze cosmologiche. Quelli lontani, che si trovino tra l’inizio e la fine di un viaggio superluminale, sono cadaveri di stelle non più esistenti, che punteggiano la volta celeste come tremuli lumini votivi o gestazioni ancora incompiute.

Alcune lontane galassie nello spazio profondo

Alcune lontane galassie nello spazio profondo

            I viaggi alla velocità della luce sono delle trance cosmiche, sono assenze delle coscienze e abbandoni totali delle percezioni dei sensi. Solo i medium potrebbero fare da tramite per cercare di svelare che cosa ci sia stato nel mezzo, tra il qui e ora e le stelle lontane ricomparse sfavillanti dalla notte dei tempi, ai sensi della vista, attraverso le lenti degli strumenti. Le menti non iniziate, possono indagare i fatti prima e dopo, ma, dei tragitti percorsi alla velocità della luce, ignoreranno tutti gli eventi intermedi. Le testimonianze delle nostre esistenze furono, sono e saranno le tracce psichiche disseminate nell’universo, affinché qualcuno le raccolga e le interpreti convenientemente.

            Gli astronomi, poiché il firmamento comprende tutte le distanze, da qui alla fine dell’universo visibile, tracciano le cronistorie evolutive di stelle e galassie, desumendole dai vissuti di corpi celesti simili, ubicati in luoghi e tempi diversi dello spazio, ricomponendole, classificandole e catalogandole, poi, in mosaici l’identitari nell’ambito di gruppi familiari omogenei (come se si trattasse di Frankenstein, di Mary Shelley, formato da pezzi di corpi stellari ricomposti per formarne uno solo). Di nessuna singola stella, a causa della longevità, si potrebbe mai conoscere il percorso evolutivo, tracciandone la cronistoria, dalla genesi alla scomparsa, senza ricomporre mosaici di informazioni tratte in luoghi diversi dello spazio e del tempo. Gli obli relativistici, imposti dalla velocità della luce, alla percezione umana, con questo artificio si superano, anche se permane il dubbio su che cosa la scienza abbia realmente scoperto unificando quell’assortimento di stelle così diverse tra loro.

            Altri viaggi alla velocità della luce, per andare ancora più indietro nel tempo, potrebbero avere inizio quando con i telescopi si osservino i miseri resti dei fantasmi di stelle lontane, ormai non più esistenti, per cercare di capire che cosa ci fosse il quel luogo dello spazio dove adesso sembra di scorgere lo spettro di una stella. Così, se l’idea non fosse incommensurabile per mancanza di strumenti idonei, si potrebbero immaginare viaggi plurimi, alla velocità della luce, con tappe intermedie, dove il visibile ricompare alla soglia della percezione dei sensi, con il nulla nel mezzo.

            Se le velocità dei pensieri scaturiti dalle menti avvengono in tempo reale, in qualsiasi luogo e tempo dell’universo, come dimostra il balzo degli sguardi super luminali tra le stelle nei cieli notturni, allora si potrebbero congetturare delle intelligenze superiori, alle quali ci si potrebbe mentalmente collegare, per cercare di carpire informazioni e conoscenze della più diversa natura più o meno avanzate. Attingendo informazioni da tali menti cosmiche, in modo analogo alla cattura delle nozioni racchiuse nelle meningi degli insegnanti durante le interrogazioni (intelligenza collettiva e polipsichica), si potrebbero acquisire capacità di aggregare atomi, combinare elementi chimici e creare nuove molecole. Quei frammenti di riflessione sulla mente cosmica dicono che niente e nessuno è mai completamente vivo o completamente morto. L’esistenza o l’inesistenza è una questione di medie statistiche determinate dalle distanze nel reticolo cosmico, in un universo che, espandendosi, conserva le informazioni passate, presenti e future, informazioni che le velocità di pensiero potrebbero istantaneamente acquisire.

ESA - Hubble Telescope - Ultra Deep Field

ESA – Hubble Telescope – Ultra Deep Field