L’industria, il commercio e i consumi come concorsi consapevoli in truffe reciproche.

Banche d'affari

…continua il ciclo dedicato agli spregiudicati affari dei colletti bianchi con questo nuovo contributo volto a cogliere, a porre in evidenza e a discutere gli aspetti psicologici degli operatori economici in competizione che svolgono attività d’impresa, in regime di libero mercato, in una prospettiva proattiva e maieutica di adozione degli stessi rapaci modelli di comportamento.


L’industria, il commercio e i consumi come concorsi consapevoli in truffe reciproche tra operatori economici.


ottanta per cento dei proventi derivanti dagli scambi economici di produzione, di commercio e di consumo, sono frutto di truffe e di raggiri. Vendite di beni pericolosi, privi delle qualità promesse nelle specifiche tecniche, sono regolarmente scambiate sui mercati di riferimento. Pur di fare girare l’economia e incassare profitti si vende e si scambia di tutto. I consumi, perlopiù, di beni superflui, come affermazioni di status sociali, sono indotti dalla propaganda delle réclame, vera anima del commercio. Questi scambi di beni e di servizi offrono occasioni di benessere o di sopravvivenza per gli operatori dei settori e, pertanto, anche se costituiscono frode (nella peggiore delle ipotesi) o semplice malizia interessata (nella migliore delle ipotesi), sono l’identità professionale di chi commerci o traffichi in ogni ambito economico. Le leggi, gli eserciti degli Stati e le milizie delle multinazionali proteggono e incentivano le imprese, i consumi e il lavoro nell’economia del libero mercato autorizzando con ciò l’allegra gozzoviglia del consumo di massa a spese dei babbei e degli ecosistemi.

Ardi la tua anima sull’altare della prosperità economica.

           L’economia di mercato è una grande bisca a cielo aperto dove tutti, chi più chi meno, persone di successo o falliti, reciprocamente comprimari, complici e correi, si auspicano di potere banchettare alla colossale tavola imbandita della crescita e dello sviluppo economico, nell’avida speranza di appropriarsi delle ricchezze altrui, approfittando delle vulnerabilità personali o dei momenti di debolezza individuale, per cogliere le più propizie occasioni di immeritati vantaggi. In quanto tutti partecipano al colossale banchetto della crescita e dello sviluppo economico nessuno è mai veramente raggirato dal partecipare al grande azzardo della ricchezza ottenuta con l’imbroglio garantista del consenso informato a essere legalmente truffato.


Il gioco d’azzardo nella bisca a cielo aperto dell’economia del libero mercato globale.


            Il tavolo da gioco è truccato e tutti fanno finta di non saperlo, salvo i più ingenui, quelli dabbene e quelli moralmente ineccepibili, i quali non riescono a capirlo per i limiti intrinseci alle proprie intelligenze convenientemente deprivate da capacità speculative, ovvero affollate di principi inalienabili costituzionalmente tutelati e protetti dai Fori della Giustizia. Anzi i principi fondamentali dell’uomo e del cittadino sono proprio gli utili strumenti per la propaganda da somministrare alle plebi, per condannarle perpetuamente alla subordinazione sociale, con fedi incrollabili negli ideali terreni e nella bontà divina per le sfortunate sorti dei poveri ma onesti. Tutti, buoni e cattivi, creando le condizioni per nuove e più crudeli povertà, svolgono una funzione sociale molto importante per stabilizzare o incrementare la ricchezza dei capitani d’industria, del commercio e dei vertici della finanza globale durante ricorrenti crisi economiche e le correlate riorganizzazioni industriali.

Droga e prostituzione salvano le economie dalla recessione.

Le folle di risorse umane, professionalmente esuberanti e socialmente fragili, sfruttabili come masse di manovra per le attività illecite negli indotti della droga, della prostituzione e della ricettazione, sono regolarmente adibite a sostenere convenientemente le economie reali nelle permanenti fasi recessive, in attesa di improbabili riprese e dei tanto illusori quanto sconvenienti rilanci economici. (continua)…

Gilberto Bignamini, gilberto.bignamini@yahoo.com