Il denaro dipinto

Il denaro dipinto.

         L’arte degenerata, da lungo tempo, svolge ruoli ancillari alle attività criminali. In questa logica si giustificano gli altissimi valori attribuiti a dipinti insulsi (o ad altri o obbrobri chiamati opere d’arte) e si riesce a conservare la salute mentale.

Anticamente, a uso dei banchieri internazionali, ebbe lo scopo di trasferire e di costituire ingenti capitali all’estero. L’arte, in epoca recente, con meno stile di una volta, è stata adibita al riciclaggio globale di denaro di provenienza illecita. Gli importi dei capitali trasferiti o riciclati, quindi, sono dati dalle differenze dei conti economici tra le tele imbrattate (che valgono zero) e le sopravvalutazioni delle stime alle vendite.

Affinché il mercato dell’arte degenerata sia conveniente, anche per le truffe assicurative, le opere devono essere prive di valore (cioè devono avere un limitato costo di acquisto ed elevato prezzo di scambio).

Gli accorti banchieri finanziarono interi sottoboschi di pseudo intellettuali e di personaggi stravaganti con velleità artistiche affinché formassero movimenti alternativi come i fenomeni “Dada”, “Bauhaus” e tanti altri, secondo le mode del momento. I moderni riciclatori di denaro di provenienza illecita, invece, non si preoccupano nemmeno più di dare una parvenza di credibilità, di remunerare la critica compiacente o di ottenere il pubblico riconoscimento alle obsolete arti figurative che strumentalizzano per il riciclaggio. Compravendono quadri di nessun valore allo scoperto senza avere gli inconvenienti delle fatture false per prestazioni mai eseguite. █