Le lancette dell’orologio.

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Le lancette dell’orologio.
Il tempo fluisce inesorabile ritmando i nostri subacquei progressi. Un tempo che scorre sempre uguale nella sua dimensione eterna ma che a noi impazienti appare diverso istante per istante. A volte si trascina lento come nei momenti di noia. Altre volte, quando siamo felici, passa in un lampo senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Le due percezioni forse si sostituiscono l’un l’altra per consentire di apprezzarle a vicenda. Se, per evitare frustranti attese, si potessero regolare le lancette dell’orologio a piacimento, mettendole avanti nei momenti di tedio, consumeremmo le nostre vite in brevi istanti. Brevissimi istanti felici esauriti in pochi attimi. La lenta marcia del tempo, invece, è inarrestabile. Il suo moto è appreso soltanto attraverso gli umori gai o tristi del nostro animo. Anche quando tutto sembra segnare inconcludentemente il passo – e il tempo indicato sul quadrante dell’orologio sembra essersi arrestato – la sua monotona scansione procede ugualmente lenta e implacabile verso quel destino che ne costituisce l’ultimo fine e il polo di attrazione. Con l’approssimarsi delle festività un brindisi al successo dei nostri sforzi è quindi ben meritato. Buone feste a tutti.

Il ponte degli innamorati

Il ponte

UN ANTICO PONTE SOVRASTA UN CORSO DI LIMPIDA ACQUA DI FONTE. QUELLE ACQUE INNOCENTI CON LO SCORRERE SOTTO ALLA CAMPATA GRADATAMENTE S’INTORBIDANO FINO A DIVENTARE LURIDE. UN AVVINCENTE RACCONTO DI ACQUA SALMASTRA.

Molta acqua è passata sotto al vecchio ponte che unisce due sponde rivali. L’ombra scura e minacciosa sotto la campata fa ancora da spartiacque tra i limpidi spruzzi giocosi del ruscello in alto e l’onda limacciosa del fiume in basso.

Immersi nel flusso ingannevole della corrente abbiamo creduto che il caso volesse il nostro bene e ci avrebbe condotti dritti verso il grande amore. Amore che avrebbe colmato di gioia e di felicità le nostre vite. Con l’infallibile senso dell’istinto abbiamo dragato le acque melmose alla ricerca del partner ideale e, come puntualmente accade, qualche viscido liquame rimane sempre attaccato addosso.

Allora sovvengono con tenerezza i ricordi di gioventù e con essi le persone conosciute da sempre, comprese le simpatiche lentiggini o gli arruffati capelli dei nostri compagni di classe alle scuole medie e ci chiediamo malinconicamente perché non abbiamo prescelto questi anziché quelli per ricambiare i nostri affetti. Sapevamo tutto di loro e delle loro famiglie. Blasonato o plebeo potevamo stare in guardia per evitarci disastri nell’avvenire.

Il mondo moderno si è affollato di belve rabbiose alla ricerca di facili prede da sbranare per poi fuggire lasciandosi dietro il dolore insopportabile del lutto. Avventurieri di cui non si sa nulla, nemmeno se abbiano avuto un padre, una madre o una tana per rifugio. Un mondo criteriato di vagabondi erranti senza altro valore che l’appagamento degli istinti a danno di sfortunati malcapitati. Soltanto adesso, cinti dalla solitudine e tratti in inganno dai falsi miti della libertà, ci accorgiamo di quanto possano essere gelidi questi flutti.

Il turbine vorticoso della passione, confondendo l’infatuazione con l’amore duraturo, ci ha spinto tra braccia di estranei senza referenze con l’illusione che i problemi si potessero risolvere con la civiltà, l’intelligenza e il ragionamento. Il concetto di amore come l’avevamo ingenuamente concepito era folle e improbabile. Come abbiamo potuto credere che degli persone forestiere, egoiste ed indifferenti a tutto tranne che al loro comodo potessero prendersi cura dei nostri sentimenti più intimi, delicati e fragili. All’aspirazione alla felicità corrisposta da affetti sinceri sopraggiunge l’amarezza di avere conosciuto soltanto profittatori avidi di carne fresca per soddisfare le proprie fameliche brame. Solo il tempo rivela la verità e con essa le trame dell’ordito della trappola tesa da quei briganti che non meritavano alcuna fiducia.

Ogni tanto, con cocente rimpianto, torniamo a salutare da lontano l’antico ponte e a osservare le acque di quel ruscello, ora infestato di nuovi parassiti che squazzano felici della loro nuova conquista e dal quale dobbiamo stare discosti. Il saggio ponte conosce già questa storia, replicata uguale a se stessa da una sponda all’altra del rio, i cui corrosi e fragili pilastri minacciano di farlo crollare sotto il peso incurante dei troppi transiti di quella torma.

Il fluido e il magnetismo animale

Mano

Nelle pose e negli atteggiamenti del corpo umano vi è qualcosa di misterioso celato da un velo impalpabile. Un gesto della mano può sprigionare energia vitale dalla punta delle dita, librarsi nell’etere e raggiungere un altro essere trasmettendogli sensazioni ed emozioni. Le dita della mano parlano in un linguaggio arcano di cui si è dimenticato il significato. Un linguaggio preverbale che può essere eternamente intuito e compreso.

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