Harvey Weinstein e le vittime dell’odio

Harvey Weinstein


Il democratico Harvey Weinstein non è semplicemente un satiro. L’odio per le donne caucasiche, che umilia con le sue profferte sessuali, realizza esattamente gli obiettivi politici della comunicazione multimediale ebraica stabiliti con la Teoria Critica dalla Scuola di Francoforte.


            Lo scandalo Harvey Weinstein merita un approfondimento politico. Sarebbe sbagliato limitarsi a considerare Weinstein un ripugnante erotomane che soddisfa le proprie brame sessuali ricattando le attrici in cambio di ruoli nelle sue produzioni cinematografiche, costringendo, le più recalcitranti, a scene di sesso non necessarie dal copione per umiliarle. Weinstein è un degno rappresentante del predominio ebraico nella comunicazione, in particolare, nel suo caso, quella cinematografica, attraverso la quale divulga e promuove modelli di comportamento sociale, sessuale e di costume.

            Considerare il caso Weinstein isolato e individuale sarebbe un grave errore di valutazione. L’agire di Weinstein è conforme ai postulati della Teoria critica e delle decostruzioni sessuali propugnate dalla Scuola di Francoforte. La decostruzione, in questa ipotesi, colpisce la donna bianca, mercifica il suo sesso e lo volgarizza, trasformandolo esplicitamente in pornografia. Il cinema è un importante strumento per invogliare comportamenti imitativi. La massa degli spettatori, attraverso le proiezioni cinematografiche, acquisisce l’idea dei modelli esplicativi della libertà sessuale. Con le pellicole sono trasmessi dei messaggi che non sono casuali ma fanno parte di un progetto ispirato dall’odio. In questi pacchetti di informazioni è possibile notare solo la presenza di femmine bianche corrotte e traditrici, caratterizzate da voluttà perverse e atteggiamenti lascivi, disposte a congiungersi carnalmente con chiunque per interesse o momentanea evasione, a seconda di quanto prescrive il canovaccio della rappresentazione, spesso emendato da Weinstein in persona, per accentuare l’enfasi lubrica delle narrazioni.


La cinematografia ci impone di assistere imbarazzati ad amplessi di cui faremmo volentieri a meno. Questa insistente imposizione di pubblica pornografia merita una spiegazione politica poiché non scaturisce dal caso.


            La donna bianca cinematografica è privata del diritto di distinguere il compagno sessuale. Il grande schermo sviluppa l’idea dell’indifferenza per gli amanti nella società multiculturale. Uno qualsiasi va bene senza discriminazione alcuna. Meglio se dai rapporti nascono figli meticci o fratellastri di primo e secondo letto. In questo modo sarà automaticamente debellato il pericolo del risorgere del nazionalismo.

            Harvey Weinstein, vivendo in questa subcultura, divertendosi, si comporta esattamente come il suo dogma ideologico gli impone. La sua perplessità, quando il muro di omertà è crollato, sarà stata quella di non riuscire a capacitarsi come mai, nonostante tutti questi anni di massiccia promozione di multiculturalismo sguaiato, non sia ancora riuscito a piegare la donna caucasica alla dottrina perversa del suo gruppo di appartenenza. Nonostante queste ondate di violente imposizioni culturali vi sono ancora sacche di resistenza femminile e moti di vivace ribellione ai modelli sessuali del marxismo culturale contemporaneo.

            La cultura dominante, della società in cui viviamo, è espressa da personaggi come Weinstein, il quale è un uomo del suo tempo, che mette in atto le dottrine politiche entrate a pieno titolo nel riformismo socialdemocratico che sul sesso gioca la sua partita più importante e decisiva.

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Una storia d’amore diverso



Fare finta di non vedere le coppie scombinate che finiranno certamente male. A questo ci ha abituato la social democrazia. Una comunità identitaria, tuttavia, deve reagire per rieducarsi a difendere da sola la propria integrità fisica e morale.


            Guardare da una altra parte. Fare finta di non vedere le coppie scombinate le cui storie finiranno sicuramente male. A questo siamo stati abituati dalla cultura socialdemocratica della libertà sessuale, dove ognuno può autonomamente autodistruggersi in storie d’amore senza futuro, con amanti che nessuno porterebbe mai a far conoscere a mamma e papa.

            Il concetto di sesso è strumentalizzato dalla cultura. A differenza di tutti gli altri diritti individuali della persona, compressi e limitati per esigenze sociali, per il sesso si esaspera l’individualismo, fatto di esperienze carnali con niente intorno, soggette allo sperimentalismo delle mode più trasgressive: dalla promiscuità, all’omosessualità e a tutte le altre perversioni, proposte insistentemente dalla propaganda pornografica dei media, per farle entrare a forza tra i normali canoni del costume. Propaganda a parte, solo nella riproduzione asessuata (come in alcuni batteri o piante) è una questione esclusivamente individuale. Nel genere umano, a meno dell’autoerotismo, è sempre un fatto superindividuale che coinvolge necessariamente anche altri: le famiglie di origine, gli amanti nell’ambito della coppia, i figli, la comunità di appartenenza.

            Il diritto dello Stato tutela la libertà sessuale e interviene contro la brutalità. Tale tutela, però, non reprime tutti gli abusi, i quali dovrebbero estendersi anche ai perversi modelli sessuali imposti dalla cultura dominante e da nuove forme di coercizione sessuale con finalità demografiche. La cultura socialdemocratica, infatti, manipolando il sesso e imponendo modelli di convivenza forzata, fondati sulla tolleranza, raggiungono scopi demografici, creando nuove popolazioni.


L’ibridazione è un omicidio silenzioso. Anche la società liberal democratica applica i principi dell’eugenetica per creare nuove popolazioni il cui scopo è impedire il risorgere del nazionalismo identitario.


            La libertà sessuale, in queste situazioni, è una pura illusione, frutto di sistematiche ipocrisie. La volontà dello Stato liberal democratico, che si propone formalmente di tutelare il diritto alla libertà sessuale, in realtà manipola e distorce il concetto stesso per fini politici, inducendo, con i rimescolamenti delle persone, a creare nove stirpi con finalità eugenetiche. L’ibridazione, dunque, è un omicidio silenzioso. La socialdemocrazia, pertanto, è un regime assassino, che usa tacitamente metodi genocidari per costruire artificialmente la propria popolazione, combattendo il nazionalismo con il sesso promiscuo.

Quando le acque chiare si mescolano con quelle scure inevitabilmente s'intorbidano.

Quando le acque chiare si mescolano con quelle scure inevitabilmente s’intorbidano.

           In questa situazione come si può difendere la purezza del valore persona conservando integre le caratteristiche della specie. Il figlio concepito, per esempio, ha il diritto inviolabile di non nascere ibridato. La famiglia ha il diritto di accasare appropriatamente i figli. La comunità di appartenenza ha il diritto di non subire il genocidio. Lo Stato democratico marxista culturale, con le sue impronte intellettuali e i suoi retaggi storici non tutela queste vite preziose. Chi, allora, potrà farlo, in sua vece, per sopravvivere alla negazione identitaria.

            La prossima volta che vedremo una coppia di amanti male assortita non dovremo più girarci dall’altra parte fingendo indifferenza dietro una smorfia di disgusto. Al contrario dovremo intervenire immediatamente per separare per sempre quell’obbrobrio, anche in modo traumatico, nel nome del futuro dei figli, della famiglia e della comunità di appartenenza, mossi dall’istinto contribuire alla salvezza di un proprio prossimo congiunto biologico, come se fosse una estensione del proprio stesso essere. █

L’aggressione al Maschio Bianco – White male attack



Organizzare una passerella di Alta Moda facendo sfilare dei modelli in abiti femminili è un attacco diretto alla virilità dell’Uomo Bianco. Sono espedienti per umiliarlo, sbeffeggiarlo e deriderlo pubblicamente. Queste iniziative non sono casuali ma frutto di un piano preordinato che ha precise radici storico culturali e finalità vendicative ispirate dall’odio.


Tutte le iniziative di propaganda del Marxismo Culturale per rendere impotente o sterile il maschio bianco

Tutte le iniziative di propaganda del Marxismo Culturale per rendere impotente o sterile il maschio bianco

            Il maschio bianco è il bersaglio intermedio di una aggressione senza precedenti nella storia. L’obiettivo finale sarà quello di distruggere i valori della civiltà che ha saputo costruire. Gli strumenti di lotta sono subdoli. Devono essere interpretati per essere compresi. I nomi sono difficili. Quasi per soli addetti ai lavori. Appannaggio esclusivo di chi forma l’opinione pubblica: la Scuola di Francoforte, quella di Birmingham e la Teoria Critica della Società. Si fondano sulla perversione delle libertà democratiche e sulle aperture del multiculturalismo globalizzato. I maschio bianco suscita invidia, odio e risentimento. I suoi competitori si sono attrezzati per svilirlo e ridicolizzarlo, anche con la moda.

            La Moda è un prodotto culturale che fa tendenza. L’ideale per danneggiare l’immagine pubblica del maschio bianco. Al guardaroba maschile, secondo i teorici dell’uguaglianza, si dovrebbero aggiungere alcuni capi tipicamente femminili spacciati come unisex. Gonne, leggings-meggins e orecchini. Perversioni destinate a eliminare la diversità e qualsiasi forma di abilità specifica legata al genere. Non si tratta quindi di espedienti pubblicitari degli stilisti emergenti per trovare spazio sui media e fare risonanza. Esiste un progetto d’ingegneria sociale più ampio e pericoloso sostenuto da affermati gruppi dirigenti ai vertici della comunicazione.

           Il maschio bianco è così trasformato in una femminella. I consiglieri di amministrazione delle multinazionali globalizzate, avvolti in turbanti, kipa o caffettani, avranno così modo, guardando quella concia, di divertirsi durante le noiose sedute tra una scelta d’investimento azzardato e una di sfruttamento delle masse disoccupate.


Confusione sessuale. Scambio dei ruoli di genere. Omosessualità. Questi sono solo gli strumenti multi approccio per attuare lo sterminio dei fenotipi tipici delle popolazioni caucasiche: la carnagione, i capelli e gli occhi chiari.


            Il progetto d’inversione dei ruoli è molto ampio e inizia con la confusione sessuale. L’obiettivo genocida è l’eliminazione dei tipici fenotipi della razza bianca: la carnagione, i capelli e gli occhi chiari. I rinnegati genetisti di Sinistra, per supportare questo progetto, sostengono la falsa teoria secondo la quale l’ibridazione porterebbe addirittura a una fortificazione dei geni. Nella realtà è noto che il meticciamento porta perlopiù alla nascita di ritardati, di disadattati e di complessati.

Abiti tipicamente femminili, per foggia e colore, totalmente inappropriati per i Maschi, proposta dalle sfilate.

Abiti tipicamente femminili, per foggia e colore, totalmente inappropriati per i Maschi, proposta dalle sfilate.

            Gli attacchi alla fertilità del maschio bianco si estendono alla psicologia. La psicoanalisi, per un secolo, ha instillato frustrazioni, complessi e di sensi di colpa con intenti castranti nel maschio bianco, spesso rendendolo impotente o facendolo declinare nei passivi ruoli anali suggeriti dall’omosessualità, associando questi comportamenti devianti al netto rifiuto delle donne della propria etnia, lasciate agli stupri interrazziali, con il sostegno delle istituzioni democratiche e della pornografia.

            Le Case di alta moda, a prevalente capitale straniero, esprimono il potere economico acquisito, organizzando passerelle, dove i maschi bianchi sfilano in abiti femminili. Una comunicazione efficace per dire ai Bianchi chi sono i nuovi padroni e fare capire chi comanda. I marchi hanno poca importanza. La delocalizzazione ha già distrutto da molto tempo il mito dell’artigianalità delle produzioni.

            Il Maschio bianco deve prendere coscienza di essere sotto attacco. Molte grottesche iniziative d’immagine, apparentemente isolate ed estemporanee, sono frutto d’incivili orchestrazioni multidisciplinari, spesso al soldo di gruppi stranieri, preordinate alla denigrazione dei Bianchi. Nessun uomo di colore è mai stato fatto sfilare in passerella in minigonna. Un abito inappropriato al genere ha uno scopo politico. Umiliare l’uomo Bianco per impedire il risorgere di un orgoglioso sentimento nazionalista identitario e annientarne la cultura e con essa la civiltà che ha creato, stili di abbigliamento compresi. █

White Man VS Cultural Marxism. Per il Marxismo Culturale il Maschio Bianco è il pericolo da abbattere. Questi sono alcuni degli accorgimenti usati per distruggerlo psicologicamente.

White Man VS Cultural Marxism. Per il Marxismo Culturale il Maschio Bianco è il pericolo da abbattere. Questi sono alcuni degli accorgimenti usati per distruggerlo psicologicamente.