Cosa farai da grande?

I lavoratori della gig economy


Cosa farai da grande? Dai Cultural Studies post coloniali agli umilianti lavoretti precari della gig economy. Come gli intellettuali di Sinistra hanno distrutto le economie nazionali. Quando i comportamenti predatori dell’Imperialismo non sono diversi da quelli delle Economie emergenti dei Paesi in via di sviluppo. La morale: nessun predatore è migliore dell’altro.


            Nel mondo del lavoro dei Paesi bianchi prendere ordini o andare a servizio dai nuovi datori di lavoro non Bianchi è qualcosa di profondamente irritante, offensivo e inaccettabile. Solo dei masochisti servili, liberali rinnegati e progressisti di sinistra, potrebbero gioire nelle condizioni schiavizzanti del lavoro precario o a tempo determinato offerto dalle multinazionali della finanza araba, asiatica o da altri incredibili trafficanti esteri in commerci improbabili.

            Gli sceicchi arabi e i Mandarini cinesi, nel nuovo ordine mondiale, provano sensazioni di potente appagamento a schiavizzare i vecchi padroni bianchi, proponendo i lavoretti precari della gig economy e ricattandoli continuamente con l’alternativa della disoccupazione prolungata. Antropoidi e Mongoli, arricchiti con il petrolio e con il dominio di altri fattori primari della produzione, possono così assaporare pienamente il gusto di questa condizione padronale che le democrazie decadenti offrono gratuitamente tra diritti di uguaglianza universali ed economie in mercati globali.

            Le potenze economiche terzomondiali, emerse dalla fine del colonialismo, anziché fare tesoro dell’esperienza coloniale, evitando di realizzare gli stessi comportamenti di conquista predatoria, procedono ora all’assalto dei territori delle potenze ex imperialiste, acquistandone le economie e occupandone e territori con l’invio di milioni di migranti.

La carovana in marcia verso gli USA

La carovana di Sudamericani che si appresta a sfondare le frontiere per invadere il Nordamerica.

            I Cultural Studies post coloniali, promossi insistentemente in Europa e Nord America dai noti intellettuali di Sinistra, con finanziamenti Sovietici, Cinesi ed Ebraici, hanno plasmato la cultura universitaria, creando opinionisti ed economisti la cui azione ha favorito un progressivo generale impoverimento delle economie dei Paesi bianchi, altrimenti troppo forti e potenti per essere combattute efficacemente in modo diretto e frontale.

            Il colonialismo, vietato ai Bianchi, è permesso in Africa ai Cinesi (landgrabbing), in Palestina agli Ebrei e gli esempi, includendovi anche le migrazioni di massa di voraci consumatori, possono moltiplicarsi in ogni parte del globo. Il colonialismo, dunque, è ufficialmente vietato soltanto ai Bianchi mentre gli altri Paesi possono esercitarlo con la complicità e l’ausilio delle organizzazioni internazionali, sotto forma di aiuti allo sviluppo e altre ipocrisie istituzionali, costruite ad arte da agenzie governative e non governative, dedite a scopi pseudo filantropici e falsamente umanitari. I Cultural Studies post coloniali appaiono niente altro che un elegante complotto ordito per favorire talune economie a scapito di altre.


L’economia è una rassegna di modi di sopraffazione per compiere atti predatori. Occorre formare rapidamente una nuova classe dirigente per affidarle l’incarico di gestire gli “Aiuti allo sviluppo” avendo bene in mente lo scopo dei Cultural Studies post coloniali e il complotto cui erano preordinati.


            La rievocativa parola “colonialismo” è pressoché impronunciabile in pubblico. Mette in allerta gli intellettuali sopra citati e soprattutto coloro che traggono colossali vantaggi dall’avere i Bianchi fuori dai giochi del potere economico. La partita, tuttavia, non deve considerarsi conclusa. Occorre far prendere coscienza che la fine del colonialismo ha generato soltanto regimi ancora più autoritari, violenti o feroci e che gli interventi per ristabilire un ordine mondiale turbato non sono solo urgenti ma anche doverosi.

Il landagrabbing della rapace Cina in Africa

Il landagrabbing della rapace Cina in Africa

            Chiameremo questo “neocolonialismo” come “Aiuti allo sviluppo” avendo bene in mente quale debba essere la classe dirigente che dovrà essere formata per gestire queste organizzazioni. Occorre creare un Tavolo Bianco per discutere di filosofia dell’economia, anziché di piani d’investimento, ripartizione delle spese e bilanci di gestione.

            L’antiimperialismo è uno dei tanti pretesti sofistici con i quali i nemici dei Bianchi ne ledono con successo le prerogative. Le iniziative coloniali sono sempre condannate se realizzate dai bianchi. I medesimi comportamenti di predazione territoriale, realizzati dai non bianchi, anche se le aree di provenienza dei migranti sono tutt’altro che prive di risorse, assumono sempre significati meritevoli, giustificati e umanitari. Le operazioni di destabilizzazione e le successive attività di peace keeping, se sapientemente orchestrate, possono veramente creare le premesse per una pace duratura, a condizione di avere ben intuito l’abbozzo del progetto qui sommariamente delineato e ancora tutto da perfezionare. (Continua…).

L'agenda predatoria, non bianca, sull'Africa.

L’agenda predatoria, non bianca, sull’Africa.

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Chi guida l’Europa?



La politica europea di vertice in mano a politici formati oltrecortina. L’imprinting politico e le forze distruttive dell’Europa Unita.


l-blu a Germania, dopo la Brexit, avrà un ruolo ancora più incisivo nell’Unione Europea. Chi sono, allora, i politici tedeschi e quali sono le rispettive strategie. Notiamo subito alcune stranezze che conducono a considerazioni degne di attenta valutazione. Ai vertici dell’Unione Europea vi sono persone che, per ragioni diverse, non sono cresciute nell’ambito di questa cultura. La politica Europea, dunque, è fatta da persone che sono le ultime arrivate nell’Unione o sono solo parzialmente europee.

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Angela Merkel – Christlich Demokratische Union Deutschlands (CDU)

            Angela Dorothea Kasner Merkel e Frauke Petry provengono entrambe da oltrecortina cioè dalla sovietica ex Germania orientale. La questione, a questo punto, si fa interessante! Un adulto è difficile che cambi opinione politica. Anche in politica esiste l’imprinting. La Merkel, con il suo comportamento, è stata causa decisiva dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea attraverso quella politica dell’accoglienza ai profughi che ha scatenato la Brexit, distruggendo, in un solo colpo, sessanta anni di difficile trattativa diplomatica, impoverendo l’Unione e buona parte del valore monetario dell’Euro (derivante dal contributo della potente Sterlina). Angela Merkel, nonostante questo disastro, è ancora in carica.

Helmut Kohl e Angela Merkel

Helmut Kohl e Angela Merkel

            La famiglia della Merkel, indifferente al blocco sovietico, che sparava a vista a coloro che si avvicinavano troppo al muro di Berlino, aveva ampia libertà di movimento tra i due confini. Il padre, probabilmente, faceva parte di quella prediplomazia non ufficiale a scopo esplorativo che gli Stati attivano prima dei rapporti ufficiali d’Ambasciata. Questo spiega perché il cancelliere Helmut Kohl l’abbia adottata politicamente. Le persone della famiglia Kasner erano già note a molti apparati dello Stato tedesco. Angela Kasner Merkel conosce la lingua russa che, nei Paesi oltrecortina, era materia obbligatoria a scuola e il cui scopo era russificare gli Stati satellite dell’Unione sovietica. Quest’ultima, invece, per impedire la comunicazione, vietava categoricamente lo studio e l’apprendimento delle lingue europee. Appare, quindi, curioso che (senza coperture politiche) la madre di Angela Merkel, Herlind Jentzsch, potesse insegnare la lingua inglese e il latino senza suscitare gli strali del regime comunista ed esserne perseguitata finendo in qualche campo di concentramento in Siberia.


Lo sfaldamento dell’Europa che agisce dall’interno. Chi sono le donne di potere in Germania? Per quale ragione la politica europea non riesce a esprimere propri candidati.


Yasmin Fahimi - Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD)

Yasmin Fahimi – Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD)

            La Merkel è stata sostenuta in Parlamento da maggioranza di larghe intese (Große Koalition), sia di Destra (CDU/CSU e FDP) sia di Sinistra (CDU/CSU e SPD). Per questa ragione permane in carica oltremisura nonostante le critiche suscitate dalla sua impopolare politica. Dal 2009 al 2013 si resse su di una maggioranza con la Destra simile a quella che in Italia supporta il governo Gentiloni (adesso) e Renzi (prima). Dal 2013 ha eliminato la Destra alleandosi con la Sinistra. A capo di questa Sinistra c’è, Yasmin Fahimi, figlia di una tedesca e di un siriano. Questo spiega le aperture, nel 2015, delle frontiere europee ai profughi musulmani e il largo accoglimento di Siriani in Germania.

Frauke Petry - Alternative für Deutschland (AfD)

Frauke Petry – Alternative für Deutschland (AfD)

            Ad alimentare le azioni disgregative dell’Unione Europea provvede anche il populismo di un altro personaggio dell’ex Germania orientale, Frauke Petry, diventata leader di “Alternative für Deutschland (AfD)“, il partito in ascesa della destra anti europeista e xenofoba in Germania. Tre donne ambigue, con una forte educazione politica di Sinistra maturata in gioventù e con un atteggiamento equivoco che favorisce indirettamente ingerenze straniere in Europa

            Quello che emerge, indipendentemente dal ruolo e dal colore politico, è una politica di sfaldamento che agisce dall’interno dell’Europa attraverso le politiche di tre donne diverse ma che conseguono nei fatti un unico distruttivo scopo finale. Una superpotenza estera preferisce trattare singolarmente con un’Europa di Stati divisi e litigiosi piuttosto che con un’altra superpotenza alla pari. In molti, dalla divisione dell’Unione Europea, potrebbero trarre un utile tornaconto sullo scacchiere internazionale e tre vacue donnette dai capelli da isterica possono essere molto utili allo scopo.

Angel Merkel oltre la Cortina di ferro.

Angel Merkel. La gioventù oltre la Cortina di ferro.

Quante persone per una élite?



Un élite di potere è composta da un esiguo numero di persone che talvolta si conta sulla punta delle dita. Come si costruisce un élite stabile, pronta ad affrontare grandi sfide, senza che l’individualismo ne corroda la compagine.


e élite spesso sono composte da ambiziosi coetanei. Uomini e donne che hanno superato il problema dell’autoaffermazione e del successo personale. In genere sono maturi o anziani. Ma sono possibili anche élite giovanili che spesso mancano di esperienza, non hanno una visione complessiva dei problemi o contatti a livello appropriato. Quando un élite riesce a fare cessare l’esasperato individualismo e ad appianare le reciproche divergenze di opinione allora diventa capace di tutto.

                  Un élite non può esistere subordinatamente alle regole emanate da altri. Ubbidire servilmente alle regole altrui farebbe fallire il concepimento qualsiasi progetto creativo, specialmente se teso a prendere il controllo della situazione, esercitando azioni temerarie senza alcuno scrupolo, per raggiungere i propri obiettivi e affermare la propria volontà.

Una famosa élite

Una famosa élite

                  L’élite deve essere concepita come un’entità divina. Quasi sovrumana. Vive la sua esistenza in una sorta di esaltazione effervescente. La propria volontà è l’unica regola che può esistere nel suo mondo. I suoi progetti sono caratterizzati da una visione di lungo periodo e durano decine di anni o secoli. Concependo la profondità dell’orizzonte disegna il futuro collocandosi in una prospettiva evoluzionistica e storica.

                  Il finanziamento di una nuova élite potrebbe sembrare insormontabile. Invece non è così. Un élite il denaro per la propria causa se lo prende senza troppi preamboli. L’unico limite è la mancanza di fantasia nell’individuare le potenziali fonti di approvvigionamento, poiché ciò richiede un cambiamento degli ordinari modelli di pensiero.


Il finanziamento di una nuova élite potrebbe sembrare insormontabile. Invece non è così. Un élite il denaro per la propria causa se lo prende senza troppi preamboli


                  L’élite genera un caos preordinato. Il disordine, la confusione e il disorientamento sono l’ambiente ideale entro il quale promuovere la propria politica di potere. Quando manchi deve essere creato con azioni positive. Il disordine è la condizione essenziale per creare un nuovo ordine e chi l’ostacola deve essere tolto di mezzo, preferibilmente senza troppo clamore.

CEO Office

CEO Office

                  L’élite si avvarrà progressivamente di un gruppo dirigente che ne costituisce la struttura operativa. Il gruppo dirigente è spesso all’oscuro del progetto completo e trova la sua motivazione nella lauta remunerazione connessa alla sua carica. I lauti guadagni saranno causa principale dell’ottusa ferocia nel raggiungimento degli obiettivi. Questo gruppo deve essere addestrato adeguatamente. La formazione parziale fa prevalere sensazioni di vertigine, simile a quella di precipitare in una dimensione sconosciuta o di essere smarriti in un vuoto cosmico, con conseguente pericolo d’inazione o di deviazionismo.

                  Il servilismo, appreso attraverso le dottrine della cultura dominante, sono la causa che impedisce lo sviluppo d’innumerevoli élite di potere. Ma non appena si tolgano tutte le incrostazioni imposte dalle sovrastrutture morali si apre un nuovo universo al pensiero e ci si accorge che tutte le possibilità sono aperte, occorre solo avere il coraggio di pensarle prima e realizzarle dopo, senza alcuna remora.

                  L’élite è un organismo superiore che, non solo esercita il potere, ma lo crea, stabilendone i principi ispiratori. Al crescere del potere acquisito si ritirerà progressivamente nell’anonimato escludendo il pericolo di essere compromessa dalla notorietà propria della fase pionieristica, dove i membri fondatori si sono esposti in prima persona a favore del progetto da essi stessi concepito.