I quaderni di criminologia


L’omicidio perfetto.


            L’omicidio è perfetto quando non resta traccia alcuna che possa fare risalire all’autore del crimine. Occorre subito premettere che l’omicidio perfetto non garantisce l’impunità. Il giudice, sulla base del suo libero convincimento, può fare condannare chiunque, colpevole o innocente, sulla base dei suoi pregiudizi ideologici, simpatie o antipatie. Le prove, pertanto, se gli inquirenti non le trovano, si possono sempre fabbricare d’ufficio. Le attività investigative si concentrano sempre sui resti. Imbrattare o insudiciare le suppellettili, lasciando dei cadaveri esposti agli elementi, è un lavoro poco professionale. Ecco perché all’evento omicida, che provoca un decesso, deve necessariamente seguire anche l’occultamento del cadavere per non permettere l’individuazione dell’autore e del suo movente. Operazione che, come vedremo, è molto difficile e richiede tanta organizzazione e mezzi finanziari considerevoli. I congiurati che uccisero Gaio Giulio Cesare, alle idi di marzo, avrebbero fatto meglio a buttare il cadavere nel fiume Tevere anziché lasciarlo sul lastrico del Senato dove poté essere ritrovato con le immaginabili conseguenze a loro carico.

La rigidità cadaverica in un corpo disarticolato. La vittima, Elin Krantz, era una giovane svedese stuprata e uccisa in modo crudele da uno spietato musulmano pervaso dall’odio.

          Il cadavere è pesante da sollevare (peso morto) e ingombrante da spostare. Smembrarlo, per diminuirne la consistenza, richiede delle approfondite conoscenze mediche. Un lavoro piuttosto lungo e raccapricciante che nemmeno il più feroce dei delinquenti si prenderebbe la briga di svolgere, ulteriormente ostacolato dal “rigor mortis (rigidità cadaverica)”, che paralizza il corpo nelle posizioni più inverosimili, aumentando la necessità di spazio per il trasporto e il rischio di destare sospetti. La separazione chirurgica del distretto testa collo dal tronco è molto impegnativa. Nel collo passano l’aria per respirare, il cibo per alimentarsi e tutti i nervi che dal cervello si diramano verso il corpo passando dalla spina dorsale. A questo si aggiungono i gocciolamenti dei liquidi biologici, in particolare i cinque litri di sangue e altri sieri linfatici che non sono facili da eliminare con un lavaggio, anche accurato. La decomposizione dei corpi poi ha il caratteristico odore fetido che richiama immediatamente l’attenzione per determinarne l’origine.

            La cremazione del cadavere non può essere effettuata nella stufa a legna che arriva la massimo a 450 gradi centigradi. L’affascinante uxoricida Henri Désiré Landru, che pensava di migliorare la propria esistenza diventando erede universale dei patrimoni delle sue vedove, fu segnalato alle autorità dai vicini a causa del puzzo di carne alla brace che, nei mesi estivi, si levava dal camino della sua abitazione. Il ritrovamento di alcuni denti, che non bruciarono completamente nella fornace, fece avviare le indagini di polizia. Landrù forse non sapeva che per la combustione completa del cadavere occorrono almeno 850 gradi centigradi che si possono ottenere solo col carbone o con gli idrocarburi. Le ossa, che mantengono a lungo la morfologia, devono poi essere polverizzare battendole con un corpo contundente a meno di salire a temperature superiori in forni per l’industria siderurgica.

            Questo spiega il grande interesse delle organizzazioni criminali per le autodemolizioni. Le carcasse delle vetture si prestano bene a divenire le bare dei morti ammazzati che sono poi inviate in fonderia. Nel movie, Pulp fiction, a uno del caratteristici personaggi, Mister Wiston Wolf, che di professione “risolveva problemi”, venne richiesto di smaltire un cadavere spappolato all’interno di una autovettura. L’automobile, lorda di sangue, con un corpo decapitato da un colpo di pistola al volto a bordo, doveva circolare sulle strade urbane, mimetizzandosi nel traffico, per raggiungere in sicurezza lo sfascia carrozze in periferia. I sicari più avveduti, prima di ammazzare qualcuno, per evitare i rischi connessi al trasferimento del peso morto, preferiscono usare la minaccia delle armi come espediente per farsi seguire docilmente in posti isolati, rassicurando la vittima con l’illusoria promessa di libertà, dopo il chiarimento con i capi delle gang, salvo qualche grave contusione come promemoria contro i comportamenti recidivanti.

(Continua…).

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