Schizzi di petrolio

Schizzi di petrolio


Schizzi di petrolio. L’economia Ariana. La democrazia totale, come ha globalizzato le persone, dovrà globalizzare anche le cose (petrolio, giacimenti minerari e materie prime). La parallela contro conquista delle risorse economiche globali si contrapporrà così alla conquista dei territori da parte dei migranti. Una operazione dove uno dei termini è ancora una incognita tutta da valorizzare.


            I dibattiti sulla democrazia globalizzata devono e dovranno coinvolgere anche i pozzi di petrolio, i giacimenti minerari e le energie. La questione è particolarmente spinosa poiché milioni di stranieri stanno varcando, con ogni mezzo, le frontiere dell’Europa democratica con l’intenzione di radicarsi in modo persistente. Se la democrazia considera qualunque persona (senza distinzione di razza, di lingua o di religione) come una risorsa, cioè un cittadino della Terra globalizzata, che può spostarsi a piacimento e andare ovunque voglia, lo stesso discorso deve e dovrà coinvolgere anche le materie prime e le energie in quanto elemento naturale della terra non prodotto dal lavoro e dalla fatica dell’uomo.

            Diversamente si realizzerebbero (come in effetti si stanno realizzando) disparità di trattamento tra le risorse indispensabili per il corretto funzionamento di una sana democrazia. Da una parte vi sono le persone (risorse), che godono gratuitamente del diritto alla libera circolazione globale. Dall’altra le materie prime (risorse) ed energie (risorse) che sono asservite a un regime privato di sfruttamento locale, feudale o nazionale, come nei Paesi arabi, ecc. Secondo i principi della democrazia, invece, seguendo il filo logico di questo ragionamento, anche il petrolio, i giacimenti e le energie dovrebbero essere anch’essi globalizzati per essere distribuiti poi gratuitamente a tutti i popoli della Terra, come già avviene per gli spazi territoriali occupati dai continui insediamenti di nuovi migranti.


La Democrazia totale di tutti e di tutto senza discriminazioni. Democrazia delle Persone. Democrazia delle Cose.


Trivelle e Barconi

Trivelle e Barconi

            Se la democrazia prescrive (obbliga) a condividere gli spazi vitali con chiunque (cittadino del mondo globalizzato), lo stesso principio deve applicarsi anche al petrolio, alle materie prime e alle energie. Dal pozzo di petrolio chiunque, democraticamente, dovrebbe avere il diritto di attingere quanto gli necessita per soddisfare le proprie primarie esigenze industriali, come se fosse un pozzo di acqua potabile o un magazzino di viveri o di medicinali da distribuire ai bisognosi, in base a priorità stabilite dalla legge, secondo principi di equità.

            Il petrolio, come qualsiasi altra materia prima, per queste ragioni, non dovrebbe essere fonte di profitto esclusivo per gli sceicchi arabi, bensì una delle tante risorse messe in comune tra tutti i popoli della terra, da condividere gratuitamente per il progresso civile e sociale dell’umanità intera.

            L’occupazione dei territori bianchi, da parte di miliardi di individui appartenenti a masse allogene, senza l’adozione di criteri di questo tipo, sono e saranno alla lunga in grado di fare espandere la spesa sociale a livelli non più sostenibili e a fare collassare il sistema.

            Il petrolio, le risorse naturali e le energie, per tutte queste ragioni, devono (e dovranno essere) messi a disposizione di tutti i popoli della Terra gratuitamente, in base a rispettivi fabbisogni, anziché essere fonte di profitto privato destinato, poco alla volta, a comprare le singole economie nazionali nei Paesi dei bianchi. Analogo discorso dovrà essere applicato alla enorme forza lavoro asiatica e a tutte quelle situazioni ove le democrazie dispongano unicamente provvedimenti legislativi a favore di pretesi diritti di accoglienza, senza effettuare un parallelo sindacato politico sulla socialità dei diritti allo sfruttamento dei combustibili fossili, sulle materie prime o sulle energie (Continua…).

Cecil Rhodes

Cecil Rhodes

Lo stile coloniale

Stile coloniale


Il colonialismo imperialista invertito dall’immigrazione di occupazione. Il suicidio dell’Europa dei diritti universali e come fermarlo.


            Il colonialismo demografico dei poveri continua imperterrito la sua avanzata. La dominazione coloniale ha, infatti, invertito i flussi originando un nuovo corso di conquista. Sulla questione della fine del colonialismo, del secondo dopoguerra, occorre innescare un acceso dibattito revisionista. Le politiche avverse al colonialismo hanno creato soltanto le condizioni della monodirezionalità: cioè dai Paesi ex coloniali ai Paesi bianchi. I compassionevoli pretesti legati alle questioni migratorie (fuga dalla guerra, dalla fame e dalla violenza) sono gli strumenti predatori dei poveri. Guerra, fame e violenza denotano l’errore di avere interrotto anzitempo un percorso di civilizzazione. Dalla fine del colonialismo non è mai sorta nessuna nuova democrazia nei Paesi ex coloniali ma soltanto regimi corrotti e tirannici. La fine del colonialismo europeo è stato un grave errore che dovrà essere presto rimediato per il bene di tutti. Quegli instabili Paesi primitivi, oggi, abbandonati ai loro destini, sono dilaniati dalle divisioni interne e divenuti pericolosi sullo scacchiere internazionale.

            Una delle precondizioni per il funzionamento del colonialismo è la sostituzione della popolazione. Gli ordinamenti di origine coloniale meglio riusciti sono: la Russia, gli USA, il Canada l’Australia e la nuova Zelanda. Questi Stati, divenuti istituzionalmente delle democrazie, permettendo l’alternanza al potere con le Sinistre, subiscono l’imposizione del multiculturalismo, che mina la coesione sociale e li destina a soccombere alle orde primitive di fossili viventi. Il deterioramento della civiltà in Sudafrica, dopo la politica della riconciliazione tra Bianchi e Neri, anticipando lo scenario di come diventeremo se non interverremo con sollecitudine, dovrebbe destare allarme e raccapriccio.

            In Europa la sostituzione della popolazione bianca procede speditamente incentivata da leggi sbagliate e da politicanti traditori. I sistemi di welfare acuiscono il fenomeno e lo accelerano. I diritti sono costosi. L’Europa sta rapidamente esaurendo le proprie energie nell’improbo compito di lottare per le socialdemocratiche utopie egualitarie e contro la normalità della povertà. Il futuro, anziché fondarsi su prospettive di benessere o di alta qualità della vita, promette immiserimento delle popolazioni bianche residenti, con distruzioni delle infrastrutture e progressione di reati di criminalità primitiva. Quantitativi crescenti di risorse pregiate sono utilizzate per alimentare parassitismi sociali globalizzati che determineranno l’inevitabile marginalizzazione prima e tracollo poi della civiltà dei Bianchi.


L’Europa dovrà presentare al mondo per il pagamento il conto del welfare globalizzato.


Burj Khalifa - Dubai

Burj Khalifa – Dubai

            Ora occorre presentare il conto dei costi dell’insostenibile finanza del welfare mondiale, i quali dovranno essere onorati con quelle materie prime e fonti energetiche che la fine del colonialismo ha fatto venire meno, per affidarle incautamente alla gestione dissennata di trogloditi, che sono stati capaci soltanto di fare precipitare il mondo nel caos di guerre insolubili e senza fine.

            L’instaurazione di governi fantoccio e l’invenzione delle missioni di pace non hanno mai funzionato. Le regioni permangono instabili. Soggette a guerre, fame e carestie. Gli aiuti alimentari hanno fatto esplodere la demografia, con la nascita di miliardi d’inutili consumatori, che non servono a niente e a nessuno, erodono risorse e inquinano. Le missioni di medici e di personale sanitario dovranno essere fermate con ogni mezzo, scusa o pretesto.

            La riedizione del colonialismo permetterà il rimpatrio coatto di quelle masse allogene di mantenuti nullafacenti, dediti perlopiù al crimine, che l’ipocrisia delle Sinistre, in modo eufemico e beffardo, chiama “risorse” e portatori di cultura.

            Il servizio militare dovrà essere riformato. Le masse di disoccupati, inoccupati o sotto occupati creati dalla delocalizzazione industriale, con la ferma volontaria, potranno trovare una nuova occasione di riscatto sociale arruolandosi per fornire i contingenti per le spedizioni di riconquista degli sbandati territori d’oltremare.

Oriental Pearl Tower - Cina

Oriental Pearl Tower – Cina

            Il landgrabbing (accaparramento delle terre) dei Cinesi in Africa ha permesso e permette agli Asiatici quello che è vietato ai Bianchi europei. Gli stessi criteri di conquista territoriale ispirano la politica dei Giapponesi in Perù. Una nuova epoca coloniale è iniziata da quasi trenta anni. Il politicamente corretto chiama le carovane di barconi dei nuovi coloni come: “migranti economici”. L’aggressivo capitalismo finanziario dei petrolieri arabi è definito come: “capacita di attrarre investimenti esteri”.

            Il depotenziamento dell’ONU sarà indispensabile per il buon fine dell’operazione. Quest’ultima organizzazione internazionale, benché finanziata prevalentemente dai Paesi avanzati, è diretta dalle pittoresche politiche di personaggi di colore, su suggerimento di rinnegati bianchi e di asiatici interessati. La diminuzione dei finanziamenti all’ONU, per onorare i debiti pubblici nazionali, potrà essere una ottima ragione per giustificare il disimpegno.

            L’Europa Bianca, a breve, dovrà escogitare dei piani di riconquista militare delle ex colonie per riportare l’ordine e la sicurezza internazionale. La nuova classe dirigente dovrà lavorare molto sulle parole e sui concetti, interpretando, riformulando e aggiornando, secondo i dettami propri del politicamente corretto, l’antiquata espressione di “Spedizione coloniale”.