L’induzione in trance ipnotica con tecniche mimate

L'induzione in trance ipnotica con tecniche mimate


La mimo-ipnosi per ipnotizzare chiunque senza fatica. Una antica tecnica ipnotica, indotta attraverso la mimica corporea, tutta da riscoprire e utilizzare.


na tecnica ipnotica veramente alla portata di tutti è la “mimo-ipnosi”. Gli ipnotizzatori che non vogliano fare troppe fatiche, applicando questa o quella complessa tecnica ipnotica, in questo modo, potranno ottenere risultati strabilianti con un minimo sforzo. La mimo-ipnosi è sicura poiché consente anche di evitare contenziosi legali per chi non disponga delle prescritte abilitazioni professionali per esercizio dell’ipnosi o effettui dimostrazioni didattiche d’ipnosi in pubblico.

            L’assunto principale è il seguente: l’imitazione di un comportamento ipnotico suscita l’ipnosi e determina lo stato di trance. Incredibile ma vero. Occorre solo provare per credere. Chiunque si comporti come un sonnambulo poco dopo cadrà in trance diventando sonnambulo davvero. La tecnica si applicherà in questo modo. Innanzitutto dovrete impostare nel soggetto ipnotico una postura che possa determinare l’immobilità statuaria. Successivamente chiederete di abbassare le palpebre per determinare una deprivazione sensoriale. Quindi attiverete i poteri mentali concentrandovi e osserverete il miracolo che alcuni istanti dopo si compirà d’innanzi a voi. Incomincerete, poi, a fare le prime verifiche di trance facendo realizzare alcune tipiche manifestazioni fenomenologiche (rigidità muscolare o movimenti articolari rotatori specifici impossibili in veglia). Approfondirete la trance passando da quella sonnambolica a quelle catalettica fino ad arrivare alla letargica secondo i bisogni sperimentali.


Essere in trance o non essere in trance. Questo non è un problema.


            Questa tecnica ipnotica è molto antica. I magnetizzatori si accorsero molto presto di questo fenomeno. La mimo-ipnosi è una vera o propria tecnica ipnotica a sé stante. Al soggetto in induzione dovrà essere spiegato accuratamente come si comporti un soggetto in trance, sia sotto l’aspetto intrapsichico, sia sotto l’aspetto del cambiamento corporeo. Spiegazione che potrà essere data durante lo stesso l’esperimento. Senza questo apprendimento sarà impossibile ottenere il comportamento di trance in quanto il soggetto non saprà che cosa debba fare esattamente poiché ignorerà completamente quali siano i comportamenti ipnotici tipici di trance che dovrà imitare adempiendo alle suggestioni.

            La tecnica della “mimo-ipnosi” è particolarmente adatta per coloro che vogliano ottenere i massimi risultati con i minimi sforzi. Ovviamente, concluso l’esperimento, dovrà essere esercitata piena e completa de-ipnotizzazione.

            La mimo-ipnosi è indicata per gli ipnotecnici di estrazione non medica. Non si tratterà, quindi, di utilizzare una suggestione del tipo «chiudi gli occhi e dormi», bensì della spiegazione didascalica di un comportamento mimato, come in una recita teatrale, il quale, se ben esplicitato, potrà indurre la trance. Essere in trance o mimare la trance non presentano differenza alcuna poiché il risultato sarà lo stesso, cioè la genuina realizzazione di un comportamento di trance, con tutte le fenomenologie correlate.

Cosa farai da grande?

I lavoratori della gig economy


Cosa farai da grande? Dai Cultural Studies post coloniali agli umilianti lavoretti precari della gig economy. Come gli intellettuali di Sinistra hanno distrutto le economie nazionali. Quando i comportamenti predatori dell’Imperialismo non sono diversi da quelli delle Economie emergenti dei Paesi in via di sviluppo. La morale: nessun predatore è migliore dell’altro.


            Nel mondo del lavoro dei Paesi bianchi prendere ordini o andare a servizio dai nuovi datori di lavoro non Bianchi è qualcosa di profondamente irritante, offensivo e inaccettabile. Solo dei masochisti servili, liberali rinnegati e progressisti di sinistra, potrebbero gioire nelle condizioni schiavizzanti del lavoro precario o a tempo determinato offerto dalle multinazionali della finanza araba, asiatica o da altri incredibili trafficanti esteri in commerci improbabili.

            Gli sceicchi arabi e i Mandarini cinesi, nel nuovo ordine mondiale, provano sensazioni di potente appagamento a schiavizzare i vecchi padroni bianchi, proponendo i lavoretti precari della gig economy e ricattandoli continuamente con l’alternativa della disoccupazione prolungata. Antropoidi e Mongoli, arricchiti con il petrolio e con il dominio di altri fattori primari della produzione, possono così assaporare pienamente il gusto di questa condizione padronale che le democrazie decadenti offrono gratuitamente tra diritti di uguaglianza universali ed economie in mercati globali.

            Le potenze economiche terzomondiali, emerse dalla fine del colonialismo, anziché fare tesoro dell’esperienza coloniale, evitando di realizzare gli stessi comportamenti di conquista predatoria, procedono ora all’assalto dei territori delle potenze ex imperialiste, acquistandone le economie e occupandone e territori con l’invio di milioni di migranti.

La carovana in marcia verso gli USA

La carovana di Sudamericani che si appresta a sfondare le frontiere per invadere il Nordamerica.

            I Cultural Studies post coloniali, promossi insistentemente in Europa e Nord America dai noti intellettuali di Sinistra, con finanziamenti Sovietici, Cinesi ed Ebraici, hanno plasmato la cultura universitaria, creando opinionisti ed economisti la cui azione ha favorito un progressivo generale impoverimento delle economie dei Paesi bianchi, altrimenti troppo forti e potenti per essere combattute efficacemente in modo diretto e frontale.

            Il colonialismo, vietato ai Bianchi, è permesso in Africa ai Cinesi (landgrabbing), in Palestina agli Ebrei e gli esempi, includendovi anche le migrazioni di massa di voraci consumatori, possono moltiplicarsi in ogni parte del globo. Il colonialismo, dunque, è ufficialmente vietato soltanto ai Bianchi mentre gli altri Paesi possono esercitarlo con la complicità e l’ausilio delle organizzazioni internazionali, sotto forma di aiuti allo sviluppo e altre ipocrisie istituzionali, costruite ad arte da agenzie governative e non governative, dedite a scopi pseudo filantropici e falsamente umanitari. I Cultural Studies post coloniali appaiono niente altro che un elegante complotto ordito per favorire talune economie a scapito di altre.


L’economia è una rassegna di modi di sopraffazione per compiere atti predatori. Occorre formare rapidamente una nuova classe dirigente per affidarle l’incarico di gestire gli “Aiuti allo sviluppo” avendo bene in mente lo scopo dei Cultural Studies post coloniali e il complotto cui erano preordinati.


            La rievocativa parola “colonialismo” è pressoché impronunciabile in pubblico. Mette in allerta gli intellettuali sopra citati e soprattutto coloro che traggono colossali vantaggi dall’avere i Bianchi fuori dai giochi del potere economico. La partita, tuttavia, non deve considerarsi conclusa. Occorre far prendere coscienza che la fine del colonialismo ha generato soltanto regimi ancora più autoritari, violenti o feroci e che gli interventi per ristabilire un ordine mondiale turbato non sono solo urgenti ma anche doverosi.

Il landagrabbing della rapace Cina in Africa

Il landagrabbing della rapace Cina in Africa

            Chiameremo questo “neocolonialismo” come “Aiuti allo sviluppo” avendo bene in mente quale debba essere la classe dirigente che dovrà essere formata per gestire queste organizzazioni. Occorre creare un Tavolo Bianco per discutere di filosofia dell’economia, anziché di piani d’investimento, ripartizione delle spese e bilanci di gestione.

            L’antiimperialismo è uno dei tanti pretesti sofistici con i quali i nemici dei Bianchi ne ledono con successo le prerogative. Le iniziative coloniali sono sempre condannate se realizzate dai bianchi. I medesimi comportamenti di predazione territoriale, realizzati dai non bianchi, anche se le aree di provenienza dei migranti sono tutt’altro che prive di risorse, assumono sempre significati meritevoli, giustificati e umanitari. Le operazioni di destabilizzazione e le successive attività di peace keeping, se sapientemente orchestrate, possono veramente creare le premesse per una pace duratura, a condizione di avere ben intuito l’abbozzo del progetto qui sommariamente delineato e ancora tutto da perfezionare. (Continua…).

L'agenda predatoria, non bianca, sull'Africa.

L’agenda predatoria, non bianca, sull’Africa.

Schizzi di petrolio

Schizzi di petrolio


Schizzi di petrolio. L’economia Ariana. La democrazia totale, come ha globalizzato le persone, dovrà globalizzare anche le cose (petrolio, giacimenti minerari e materie prime). La parallela contro conquista delle risorse economiche globali si contrapporrà così alla conquista dei territori da parte dei migranti. Una operazione dove uno dei termini è ancora una incognita tutta da valorizzare.


            I dibattiti sulla democrazia globalizzata devono e dovranno coinvolgere anche i pozzi di petrolio, i giacimenti minerari e le energie. La questione è particolarmente spinosa poiché milioni di stranieri stanno varcando, con ogni mezzo, le frontiere dell’Europa democratica con l’intenzione di radicarsi in modo persistente. Se la democrazia considera qualunque persona (senza distinzione di razza, di lingua o di religione) come una risorsa, cioè un cittadino della Terra globalizzata, che può spostarsi a piacimento e andare ovunque voglia, lo stesso discorso deve e dovrà coinvolgere anche le materie prime e le energie in quanto elemento naturale della terra non prodotto dal lavoro e dalla fatica dell’uomo.

            Diversamente si realizzerebbero (come in effetti si stanno realizzando) disparità di trattamento tra le risorse indispensabili per il corretto funzionamento di una sana democrazia. Da una parte vi sono le persone (risorse), che godono gratuitamente del diritto alla libera circolazione globale. Dall’altra le materie prime (risorse) ed energie (risorse) che sono asservite a un regime privato di sfruttamento locale, feudale o nazionale, come nei Paesi arabi, ecc. Secondo i principi della democrazia, invece, seguendo il filo logico di questo ragionamento, anche il petrolio, i giacimenti e le energie dovrebbero essere anch’essi globalizzati per essere distribuiti poi gratuitamente a tutti i popoli della Terra, come già avviene per gli spazi territoriali occupati dai continui insediamenti di nuovi migranti.


La Democrazia totale di tutti e di tutto senza discriminazioni. Democrazia delle Persone. Democrazia delle Cose.


Trivelle e Barconi

Trivelle e Barconi

            Se la democrazia prescrive (obbliga) a condividere gli spazi vitali con chiunque (cittadino del mondo globalizzato), lo stesso principio deve applicarsi anche al petrolio, alle materie prime e alle energie. Dal pozzo di petrolio chiunque, democraticamente, dovrebbe avere il diritto di attingere quanto gli necessita per soddisfare le proprie primarie esigenze industriali, come se fosse un pozzo di acqua potabile o un magazzino di viveri o di medicinali da distribuire ai bisognosi, in base a priorità stabilite dalla legge, secondo principi di equità.

            Il petrolio, come qualsiasi altra materia prima, per queste ragioni, non dovrebbe essere fonte di profitto esclusivo per gli sceicchi arabi, bensì una delle tante risorse messe in comune tra tutti i popoli della terra, da condividere gratuitamente per il progresso civile e sociale dell’umanità intera.

            L’occupazione dei territori bianchi, da parte di miliardi di individui appartenenti a masse allogene, senza l’adozione di criteri di questo tipo, sono e saranno alla lunga in grado di fare espandere la spesa sociale a livelli non più sostenibili e a fare collassare il sistema.

            Il petrolio, le risorse naturali e le energie, per tutte queste ragioni, devono (e dovranno essere) messi a disposizione di tutti i popoli della Terra gratuitamente, in base a rispettivi fabbisogni, anziché essere fonte di profitto privato destinato, poco alla volta, a comprare le singole economie nazionali nei Paesi dei bianchi. Analogo discorso dovrà essere applicato alla enorme forza lavoro asiatica e a tutte quelle situazioni ove le democrazie dispongano unicamente provvedimenti legislativi a favore di pretesi diritti di accoglienza, senza effettuare un parallelo sindacato politico sulla socialità dei diritti allo sfruttamento dei combustibili fossili, sulle materie prime o sulle energie (Continua…).

Cecil Rhodes

Cecil Rhodes