Trump: la saggia decisione di uscire dal Trattato di Parigi

The concept of global warming


Donald Trump ha preso una saggia decisione uscendo dal Trattato di Parigi. Il riscaldamento globale sarà inevitabile. Allora perché cercare spostarlo in avanti nel tempo con strumenti d’assistenza, costosi e inefficaci? Meglio conservare il potere geopolitico sullo scacchiere internazionale.


            Donald Trump ha preso una decisione di altissimo profilo politico quando ha scelto di abbandonare il Trattato di Parigi e tutte quelle iniziative volte a prevenire il riscaldamento globale. Con il Trattato, prima della decisione USA, i maggiori produttori mondiali d’inquinamento si erano, almeno formalmente, vincolati a ridurre le emissioni responsabili dell’effetto serra, non a eliminarle del tutto. In questo modo il punto critico dell’insostenibilità delle attività industriali sarebbe soltanto posto più in avanti nel tempo, a trenta anni, anziché a cinquanta e forse anche meno. Tale momento sarà comunque inevitabile. Il pianeta presto sarà reso invivibile dai miasmi derivati dalle attività industriali di una popolazione mondiale in continua e inarrestabile crescita e pervasa di desideri di consumo sfrenati.

O The Oprah Magazine - Photos featuring racial role-reversals of American women.

O The Oprah Magazine – Photos featuring racial role-reversals of American women (L’inversione dei ruoli razziali nella America contemporanea).

            Il trattato di Parigi, con i noti provvedimenti fondati sull’ipocrisia, oltre a limitare le economie dei Paesi industrializzati, pone a loro carico un dovere di sostenere la crescita di economie ecologiche nei Paesi più poveri, versando 100 miliardi di dollari ogni anno. L’esperienza ha dimostrato che soltanto una sparuta minoranza delle economie più progredite ha fatto progressi nella direzione indicata dal Trattato di Parigi, gli altri non hanno fatto nulla, se non beneficiare di una pioggia di finanziamenti utilizzati per altri impieghi e spesso per sostenere nuovi insediamenti produttivi con tecnologie inquinanti. Questo spiega l’alto numero di aderenti al Trattato. I dati aggregati mostrano come oggi si inquini come e più di ieri. Il Trattato di Parigi, quindi, è stato completamente snaturato nei suoi contenuti principali e le sue reali finalità sono diventate quelle di essere utilizzato dalle potenze industriali meno ingenue (Cina e India) come strumento di guerra commerciale o per limitare le capacità industriali e tecnologiche dei competitori allo scopo di diventare sempre più influenti nello scacchiere geopolitico internazionale. I Paesi asiatici, dopo tre secoli d’inquinamento Europeo, hanno rivendicato il proprio diritto a inquinare almeno alla pari degli altri e per un tempo corrispondente. Quest’ultima volontà lascia poco sperare circa l’auspicato intento di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.


C’è il fondato sospetto che la Sinistra globalista sia la controparte politica della finanza ebraica, araba o asiatica e ottenga finanziamenti per questa e altre iniziative analoghe, volte da deprimere le economie dei Paesi Bianchi.


            Accettare le politiche contro il riscaldamento globale, secondo Donald Trump, sarebbe soltanto una forma di autolesionismo. I comportamenti industriali virtuosi e sostenibili non funzionano. Essi sono soltanto parte dell’armamentario delle Sinistre politicamente corrette per trasferire nel tempo la soluzione a problemi urgenti, continuando imperterrite a fare come sempre. A ragione, quindi, Donald Trump, ha condotto gli Stati Uniti ad abbandonare il Trattato di Parigi. Non avrebbe alcun senso perdere competitività sui mercati interni e internazionali per favorire la finanza ebraica, asiatica o araba, paventando la minaccia dei cambiamenti climatici, cui i parner del Trattato sono assolutamente indifferenti o traggono profitto.

            Il Trattato di Parigi, come il precedente Protocollo di Kyoto, contraddicono la volontà di disinquinare il Pianeta. I governi di tutto il mondo insistono nell’incentivare la crescita economica e con essa l’inquinamento. La decisione di Donald Trump è più seria. Non segna una rottura con le politiche ecologiche ma le slega da penalizzanti accordi diplomatici internazionali. L’Europa, imitando gli USA, considerata la sua inutilità, farebbe meglio ad abbandonare anch’essa il Trattato di Parigi, frutto delle politiche socialdemocratiche, egualitarie e globaliste, che ammantano di fredde retoriche marxiste culturali le reali cause del riscaldamento globale.

 

La vendetta contro i fenotipi caucasici.



L’evoluzione del Marxismo Culturale. L’aggressione ai valori della cultura dei popoli europei. L’intento genocida in risposta all’Olocausto. Eliminare i fenotipi caucasici annientando l’identità delle popolazioni bianche.


MARXISMO CULTURALE (1919).

Antonio Gramsci. György Lukács

Il Marxismo Culturale è stato la risposta ideologica alla mancata insurrezione delle masse lavoratrici in Europa (Rivoluzione berlinese e di Budapest). Gli ideologi comunisti, Gramsci e Lukács, prendono atto che la lotta di classe, esclusivamente incentrata sui temi del controllo dei mezzi di produzione economica, non era sufficiente per coinvolgere le masse nella Rivoluzione proletaria. Occorreva, quindi, una grande rieducazione culturale finalizzata a sovvertire tutti i valori tradizionali dei popoli europei, per sostituirli con quelli Marxisti (Marxismo Culturale).
SCUOLA DI FRANCOFORTE (1923).

György Lukács. Theodor Adorno. Max Horkheimer. Herbert Marcuse. Alfred Sohn-Rethel. Leo Löwenthal. Franz Neumann. Franz Oppenheimer. Friedrich Pollock. Erich Fromm. Alfred Schmidt. Jürgen Habermas. Oskar Negt. Karl A. Wittfogel. Susan Buck-Morss. Axel Honneth. Franz Borkenau. Walter Benjamin.

L’evoluzione del Marxismo culturale nella Scuola di Francoforte. La fine della Seconda Guerra Mondiale ha innescato un desiderio di vendetta contro l’ascesa del Nazismo e l’esautorazione degli Ebrei dalle posizioni di potere in Europa. La reazione è stata l’elaborazione di un progetto di annientamento dei fenotipi caucasici e delle identità etnico razziali dei popoli bianchi. Gli strumenti di lotta, per occultare la regia, non dovevano essere percepibili dall’opinione pubblica e ramificarsi nei media, nella docenza universitaria, nei think-tanks, nelle organizzazioni non governative (NGO-ONG), nell’intrattenimento volgare, preordinato all’induzione del sesso interrazziale, anche violento. Gli USA, dove erano presenti enormi masse allogene (afroamericani, latinos e asiatici), furono un ottimo test d’ibridazione genocida, per verificare il funzionamento degli assunti teorici della Scuola di Francoforte, come risposta all’Olocausto. Modello da esportare poi in tutto il mondo Bianco (Europa, Canada, Australia, Sud Africa e Russia).

SCUOLA DI BIRMINGHAM (1964).

Center for Contemporary Cultural Studies

Richard Hoggart. Raymond Williams.

Cultural Studies britannici. Cultural Studies americani. Cultural Studies italiani.

Il Marxismo Culturale diventa materia obbligatoria nelle Università di tutto il mondo.

Secondo la Scuola di Birmingham la Cultura e il Potere devono essere valutati unitariamente. Il potere (possesso di ricchezze materiali ottenute dalle disuguaglianze) non è il risultato di differenze statiche, ma sono due campi dinamici, in continuo divenire, in cui i protagonisti usano la cultura come mezzo strumentale per l’accaparramento delle risorse. La Scuola di Birmingham, per affrontare il problema delle disuguaglianze, si è affidata a un approccio multidisciplinare tra indagine scientifica, ricerca etnografica, riflessione politica, sociologia, semiotica, critica letteraria, filosofia, antropologia, estetica. La cultura egemone, normalmente, determina una completo allineamento della cultura popolare. Quando, invece, le diversità culturali divengono incompatibili, queste ultime, compiono un doppio movimento, di contenimento e di resistenza. Questa l’idea ha stimolato la curiosità dei Cultural Studies per i sistemi identitari delle classi operaie, delle subculture giovanili (Punk Inglesi) e le per “etnicità esotiche”: asiatiche, caraibiche, islamiche, di provenienza post coloniale.
TEORIA CRITICA (1973).

Trent Schroyer attribuì il nome di “Teoria Critica della Società” a questo tipo di studi di matrice accademica sotto gli auspici nella Scuola di Francoforte. Tali progetti multidisciplinari, d’ingegneria sociale, sono stati promossi e supportati dalla Sinistra liberal socialdemocratica, con la quale la Scuola di Francoforte aveva già delle affinità storiche.

Gli studi culturali tendono a colpire con maggiore incisività il maschio bianco (fondatore della cultura europea egemone). Ogni iniziativa politica è preordinata a svilirlo, a farne un debole o un insicuro nei rapporti familiari, sociali e professionali. Gli strumenti sono la ginecocrazia, l’omosessualità e la subordinazione virile a maschi esterni nella grande confusione del caos migratorio.

POLITICAMENTE CORRETTO (1989). Origina da movimenti radicali d’ispirazione liberaldemocratica nelle Università americane dopo le proteste innescate dalla regalia di borse di studio pubbliche alle minoranze senza collegamento al profitto scolastico. L’intento di questa forma d’ipocrisia istituzionale è soffocare la libertà di parola e di espressione costringendo a utilizzare eufemismi linguistici ridicoli, imprecisi e sconcertanti. Il politicamente corretto non interviene mai sul problema, che rimane inalterato, ma cambia le forme di espressione, affinché, almeno teoricamente, nessuno possa mai sentirsi ripudiato dalla società democratica e pluralista. Nelle società multiculturali, dove non esistono valori condivisi, ha la funzione di rendere impossibile qualsiasi sana comunicazione e di esporre chiunque a sanzioni arbitrarie in giudizi di condanna tanto sommari quanto politicizzati.
CROLLO DEL COMUNISMO IN UNIONE SOVIETICA (1989). La caduta dell’Unione Sovietica e la fine del regime dei blocchi hanno permesso alla Scuola di Francoforte e alla Teoria Critica di applicarsi diffusamente in Europa con i suoi programmi di annientamento identitario dei Bianchi. Gli effetti hanno avuto un tale catastrofico impatto che in pochi anni ne hanno cambiato completamente la struttura sociale. I non bianchi usano ogni mezzo per accampare diritti e conquistare territori in Europa: dall’invasione di giovani maschi nel pieno delle forze, ai bambini impiegati da adulti senza scrupoli come scudi umani, agli svergognati ventri gravidi usati per suscitare la pietà e crescere nel welfare.
LA FINANZA GLOBALE DEI GRUPPI NEOLIBERALI E SOCIALDEMOCRATICI (2001). La Teoria Critica, pur abile nel demolire i valori individuali della tradizione, non ha creato le prospettive di un modello di sviluppo sociale alternativo. Un genocidio a scopo di vendetta rimane pertanto l’unica ipotesi plausibile. A sfruttare opportunamente il caos della contemporaneità hanno provveduto i gruppi neoliberali della finanza globale, istituendo condizioni di sfruttamento ancor più autoritarie e prevaricatrici di quelle preesistenti. Crescita economica, sviluppo sociale e lotta alla povertà sono invenzioni mediatiche per conferire prestigio a biechi comportamenti di sfruttamento fatti percepire come atti di filantropico altruismo.

Malattie infettive d’importazione e vaccinazioni obbligatorie



Quell’esagerata severità contro i medici anti vaccini e le epidemie a bassa intensità legate ai flussi migratori che vagano liberamente per l’Europa. Le morti silenziose causate alle politiche d’inclusione forzata degli stranieri che il Governo di Sinistra non vuole ammettere e soffoca con le radiazioni dagli albi professionali di medici preparati e competenti.


n Europa sono state nuovamente importate malattie infettive letali. Molti Europei sono morti a causa di queste patologie e altri ne moriranno. L’elenco delle malattie epidemiche è impressionante tanto quanto il doloroso decorso di chi ne è afflitto dopo il contagio.

            La preparazione dei farmaci è massificata e un vaccino (o qualsiasi altro preparato farmacologico) deve andare democraticamente bene per tutti di qualsiasi razza, colore o età essi siano. Una imposizione di vaccini standardizzati su vasta scala potrebbe determinare la scomparsa di un gruppo etnico a favore di un altro in base alle imprevedibili reazioni immunitarie. Un vaccino efficace per gli Asiatici o gli Africani potrebbe portare alla morte gli Europei e viceversa. La farmacologia individualizzata, preceduta da test di tolleranza dell’organismo, non è conveniente per l’industria. L’idea, pertanto, non è nemmeno presa in considerazione dalle case farmaceutiche.

            Le malattie infettive incurabili, del tipo Ebola, per le quali non c’è né cura né vaccino, sono trattate dal protocollo medico bloccando tutte le difese immunitarie dell’individuo malato e introducendo una sostanza tossica alla quale il batterio o il virus si presuppone sensibile al fine di eliminarlo. Nell’organismo del malato inizia la competizione tra effetto letale della sostanza tossica e capacità di sopravvivenza dell’organismo alla tossina con tre possibili esiti. Vince la malattia contagiosa e il malato muore per l’effetto congiunto sia della malattia infettiva sia della tossicità del farmaco. Il malato sopravvive perché il suo l’organismo è forte e muore l’agente infettivo. Sopravvive sia il malato sia l’agente patogeno e la situazione rimane in condizione di parità e la cura per il paziente ricomincia.

            Questi decessi sono sparpagliati sul territorio e raramente fanno notizia. Solo i focolai localizzati con morti plurime emergono alla cronaca per ricadere immediatamente nell’oblio dopo le rassicurazioni delle Autorità sulla normalità statista del fenomeno. La volontà di tenere nascosto il problema delle epidemie, punendo severamente i medici anti vaccini, è funzionale all’obiettivo politico della Sinistra marxista culturale di sostituire la popolazione residente con quella immigrata o obbligarla forzosamente a convivere con essa che piaccia o no, malattie infettive comprese.

            Questo spiega la necessità di vaccinare tutta la popolazione fin dalla prima infanzia. I primi anni di vita dei bimbi europei, anziché essere momenti felici e spensierati, sono uno strazio trascorso tra ambulatori e iniezioni di morbi letali inattivati, spesso sperimentali e privi di collaudo certificato. Malattie che si trasmetteranno poi ai genitori (permanentemente ammalati per tutta l’infanzia e l’età evolutiva del bambino) e ad altri adulti conviventi. Senza contare i casi speciali dei bambini sani alla nascita, resi dementi dai vaccini, che vivono come vegetali, con patologie inesistenti fino a cinquanta anni fa, assistiti dai genitori nel ruolo d’infermieri a tempo pieno.


Siamo lontani dalla farmacologia individualizzata e dalla preparazione personalizzata di farmaci e vaccini dopo prove di tolleranza ai principi attivi.


            Nella mente della Sinistra politicamente corretta è impressa l’idea secondo la quale, mettendo insieme gli infanti in classi multietniche e multiculturali, si sviluppi la tolleranza per il diverso, lo straniero o l’immigrato. Questa strategia mina a colpire il supremacismo bianco ed è preordinata a favorire la costruzione dei fondamenti dell’integrazione. Le malattie infettive sono, per costoro, un rischio che deve essere corso e i morti saranno il prezzo da pagare per la libertà della globalizzata Democrazia.

L’imposizione di modelli affettivi artefatti all’infanzia con l’intento di annientarne l’identità.

            Negli Stati Uniti d’America, in California, negli Anni Sessanta, fu intrapresa una ricerca scientifica per scoprire la percezione del sentimento identitario nella prima infanzia. A questo scopo furono formate classi multietniche per stabilirne le interazioni sociali attraverso l’osservazione. L’obiettivo della ricerca era di scoprire se le differenze biologiche potevano essere eliminate dalla convivenza coattiva e dalla crescita obbligata in una sottospecie di comune socialista. L’esperimento fu quasi immediatamente interrotto e la ricerca non fu portata a termine. Non furono nemmeno pubblicati i risultati parziali. Che cosa accadde, in dettaglio, non lo sapremo mai con precisione. Un esperimento scientifico non s’interrompe tranne che nell’ipotesi in cui vi sia un pericolo di violenza fisica che metta a rischio la vita umana. I bimbi, con il candore dell’innocenza, si può supporre che abbiano reagito ferocemente alla negazione identitaria e alla convivenza coatta che era l’obiettivo principale dell’esperimento scientifico e qualcuno potrebbe essere finito in ospedale lacero contuso dalle botte.

            Oggi questo stesso tipo di esperimento non si svolge più in vitro ma in vivo negli asili e nelle scuole. Un esperimento sociale che la Sinistra non vuole assolutamente interrompere poiché ispirato della “Teoria critica della società”. Obbligare i bambini di tutte le identità a stare insieme, indipendentemente da tutto, malattie infettive comprese, è un imperativo democratico. A questo punto è facile comprendere come la vaccinazione di massa e la radiazione dall’albo dei medici che la osteggiano, è indispensabile per sopravvivenza della Sinistra marxista culturale, affinché le epidemie e i morti non scoprano troppo presto la sua politica genocida.

Uno scienziato marxista culturale sottopone allo stesso test due bimbi di diversa identità dando valutazioni viziate da errori logici frutto dei suoi pregiudizi.