Invito alla lettura


Armi di migrazione di massa by Kelly M Greenhill

Armi di migrazione di massa by Kelly M Greenhill

Weapons of Mass Migration. Forced Displacement, Coercion, and Foreign Policy by Kelly M. Greenhill (2010).

Armi di migrazione di massa. Deportazione, coercizione e politica estera di Kelly M. Greenhill (Marzo 2017).

Amazon. IBS. Cornell University Press.

            A prima vista, la decisione statunitense, l’intensificare della guerra in Vietnam alla metà degli anni Sessanta, la posizione accomodante della Cina sul programma nucleare della Corea del Nord alla fine degli anni ’90 e all’inizio del 2000 e la risoluzione dell’Unione Europea di sollevare quello che rimaneva dall’embargo sulle armi contro la Libia nella metà degli anni 2000, sembrano apparentemente inspiegabili. Queste decisioni, poco note, ma di vasta portata in politica estera, sono state adottate sotto la coercizione di una minaccia. La concreta intenzione di provocare sconvolgenti spostamenti in massa di popolazioni.

            In “Armi di migrazioni di massa”, Kelly M. Greenhill, esamina sistematicamente questo strumento di pressione tra Stati, non ancora concepito come arma di conquista territoriale. La Greenhill dimostra l’uso diffuso di questo poco ortodosso mezzo di coercizione, utilizzato più di cinquanta volte soltanto nell’ultimo mezzo secolo e in continua espansione. Affronta, inoltre, gli scopi politici di chi impiega questo strumento. Quali siano i fini, come e perché funziona. Le occupazioni di massa, afferma Greenhill, colpiscono il comportamento degli Stati bersaglio, amici o nemici, sfruttando l’esistenza d’interessi e gruppi politici concorrenti, trascurando deliberatamente i costi o i rischi imposti alle popolazioni dello Stato bersaglio.

            Queste strategie coercitive sono realizzate prevalentemente in due modi: il primo si basa su minacce semplici o intimidazioni per superare gli obiettivi prefissati per l’accoglienza di stranieri rifugiati stabilite dai governi per programmare il regolare l’afflusso di migranti; il secondo, invece, è un vero e proprio ricatto politico, per forzare le norme derivanti dagli impegni internazionali per la tutela dei diritti umani verso chi fugge dalla violenza, dalla persecuzione o dalla privazione.

            La teoria è ulteriormente suffragata da molti studi di casi provenienti da Europa, Asia Orientale e Nord America. “Armi di migrazioni di massa” offre degli strumenti cognitivi per aiutare gli Stati a rispondere meglio a questo tipo di attacchi non convenzionali alla propria sovranità e proteggersi contro questo tipo di predazioni. Il libro offre anche degli strumenti operativi a uso degli studiosi, dei funzionari governativi e chiunque altro sia preoccupato della demografia come strumento di conquista.

            At first glance, the U.S. decision to escalate the war in Vietnam in the mid-1960s, China’s position on North Korea’s nuclear program in the late 1990s and early 2000s, and the EU resolution to lift what remained of the arms embargo against Libya in the mid-2000s would appear to share little in common. Yet each of these seemingly unconnected and far-reaching foreign policy decisions resulted at least in part from the exercise of a unique kind of coercion, one predicated on the intentional creation, manipulation, and exploitation of real or threatened mass population movements.

            In Weapons of Mass Migration, Kelly M. Greenhill offers the first systematic examination of this widely deployed but largely unrecognized instrument of state influence. She shows both how often this unorthodox brand of coercion has been attempted (more than fifty times in the last half century) and how successful it has been (well over half the time). She also tackles the questions of who employs this policy tool, to what ends, and how and why it ever works. Coercers aim to affect target states’ behavior by exploiting the existence of competing political interests and groups, Greenhill argues, and by manipulating the costs or risks imposed on target state populations.

            This “coercion by punishment” strategy can be effected in two ways: the first relies on straightforward threats to overwhelm a target’s capacity to accommodate a refugee or migrant influx; the second, on a kind of norms-enhanced political blackmail that exploits the existence of legal and normative commitments to those fleeing violence, persecution, or privation. The theory is further illustrated and tested in a variety of case studies from Europe, East Asia, and North America. To help potential targets better respond to-and protect themselves against-this kind of unconventional predation, Weapons of Mass Migration also offers practicable policy recommendations for scholars, government officials, and anyone concerned about the true victims of this kind of coercion-the displaced themselves.


Trent Schroyer. The Critique of Domination. Origins and Development of Critical Theory

Trent Schroyer. The Critique of Domination. Origins and Development of Critical Theory

The Critique of Domination. Origins and Development of Critical Theory by Trent Schroyer (1973).


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La maggioranza espropriata di Wilmot Robertson (Dicembre 1981).

The Dispossessed Majority by Wilmot Robertson (December, 1981).

Nessun lettore dopo avere letto questo circostanziato studio sulla condizione americana continuerà a vedere il suo Paese e se stesso sotto la medesima luce. Il brillante autore racconta la tragedia di un grande popolo, gli Americani discendenti dagli Europei, che hanno fondato gli Stati uniti d’America, spiegando le cause principali del declino americano. Il libro, nonostante la critica persuasiva sulle persone e sugli eventi che hanno portato l’America così in basso, termina con delle note positive e ottimistiche, quali la previsione della resurrezione di una maggioranza di Americani che liberano le istituzioni dal controllo di supponenti intellettuali programmati per distruggere quello che non avrebbero mai potuto creare.

Il libro ha venduto più di 150.000 copie. Casa editrice: Howard Allen Inc Publications

The Dispossessed Majority Hardcover by Wilmot Robertson (Author).

No one who reads this all-encompassing study of the American predicament will ever again view his country and himself in the same light. The author brilliantly recounts the tragedy of a great people, the Americans of European descent, who founded and built The United States and whose decline is the chief cause of America’s decline. Although replete with cogent criticism of the people and events which have brought America low, the book ends on a positive, optimistic note, which envisions a resurgent American Majority liberating its institutions from the control of intolerant intellectuals innately programmed to destroy what they could never create. Over 150,000 copies sold. -Howard Allen Inc Publications.


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New right versus old right by Greg Johnsson.

Il dottor Greg Johnson è l’editore di Counter-Currents Publishing e del suo giornale North American New Right (www.counter-currents.com). Promuove l’idea di un nuovo diritto dei Nord Americani di origine europea, attraverso l’approccio politico del Nazionalismo Bianco nel Nord America. New Right versus Old Right raccoglie 32 saggi con i quali il dottor Johnson struttura la sua visione del Nazionalismo Bianco, distinguendolo dal Fascismo e dal Nazionalsocialismo (“Old Right”), dal conservatorismo e dal liberalismo classico (“Phony Right”). Il dottor Johnson rifiuta la politica imperialista, totalitaria e genocida dei partiti Old Right’s a favore di un metapolitico egemonico cosciente progetto di nazionalismo Bianco, nell’ambito di una società pluralistica. Egli argomenta su chi siano i Nazionalisti Bianchi.

New right versus old right by Greg Johnsson.

Dr. Greg Johnson is the editor of Counter-Currents Publishing and its journal North American New Right (www.counter-currents.com), which draw upon the ideas of the European New Right to promote a new approach to White Nationalist politics in North America. New Right vs. Old Right collects 32 essays in which Dr. Johnson sets out his vision of White Nationalist “metapolitics” and distinguishes it from Fascism and National Socialism (the “Old Right”), as well as conservatism and classical liberalism (the “Phony Right”). Dr. Johnson rejects the Old Right’s party politics, totalitarianism, imperialism, and genocide in favor of the metapolitical project of constructing a hegemonic White Nationalist consciousness within a pluralistic society. He argues that White Nationalists are too.


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White Identity Racial Consciousness in the 21st by Jared Taylor Author (May 19, 2011).

Questo libro, dieci anni dopo, continua il discorso già avviato da Jared Taylor con il lastricato disseminato di buone intenzioni. Con l’identità Bianca, Taylor, sistematicamente, ordina i dati che mostrano il seguente risultato: le persone etnicamente connotate lambiscono l’ideale d’integrazione ma preferiscono vivere separate. Gli studi scientifici suggeriscono l’idea che l’identità etnico-razziale sia una elemento fondamentale della natura umana. La diversità di razza, di lingua, di religione eccetera non sono una forza per l’America ma fonte di continua tensioni o conflitti. I non Bianchi – specialmente gli afroamericani, gli ispanici e gli asiatici – sono sinceramente orgogliosi della propria appartenenza e pongono il loro gruppo d’interesse davanti a tutto nel Paese, solo i Bianchi continuano ostinatamente a credere che sia possibile o comunque desiderabile trascendere i problemi razziali e tentare di fare degli Stati Uniti una nazione dove la razza non è un problema. Taylor argomenta dicendo che quest’America deve rivedere i propri assunti di base poiché c’è il bisogno di una linea di condotta più realistica che tenga conto delle differenze senza troppi astratti voli di fantasia. Taylor, provocatoriamente, controbatte l’idea che i Bianchi debbano esercitare gli stessi diritti al pari degli altri gruppi, quando, gli altri, spudoratamente, considerano se stessi legittimati a essere destinatari della massima tutela di ogni interesse. Termina, quindi, mettendo in guardia i Bianchi affermando che questi ultimi, se non difenderanno con vigore i propri interessi, saranno prevaricati dagli altri gruppi che non esiteranno a imporsi numericamente e culturalmente. Questo libro è il culmine di venticinque anni di studio e di documentazione sui problemi delle appartenenze identitarie e dell’immigrazione negli Stati Uniti d’America e sul suo prossimo avvenire. Quella di Jared Taylor è la più completa raccolta di affermazioni sul perché è di vitale importanza per i Bianchi difendere legittimamente con accanimento i propri interessi di gruppo.

Ten years in the making, this book is the sequel to Jared Taylor’s seminal Paved With Good Intentions. In White Identity, Taylor systematically marshals the data to show that: -People of all races pay lip service to the ideal of integration but generally prefer to remain apart. -Study after scientific study suggests that racial identity is an inherent part of human nature. -Diversity of race, language, religion, etc. is not a strength for America but a source of chronic tension and conflict. -Non-whites–especially blacks and Hispanics but now even Asians–openly take pride in their race and put group interests ahead of those of the country as a whole. -Only whites continue to believe that it is possible or even desirable to transcend race and try to make the United States a nation in which race does not matter. Taylor argues that America must reassess dated assumptions, and that we need policies based on a realistic understanding of race, not on fantasies. Most provocatively, Taylor argues that whites must exercise the same rights as other groups–that they must be unafraid of considering their own legitimate interests. He concludes by warning whites that if they do not defend their interests they will be marginalized by groups that do not hesitate to assert themselves, numerically and culturally. The culmination of 25 years of writing about race, immigration, and America’s future, this is Jared Taylor’s best and most complete statement of why it is vitally important for whites to defend their legitimate group interests.


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Race, Evolution and Behavior by J. Philippe Rushton.

A Life History Perspective è un saggio scritto nel 1995 da J. Philippe Rushton, professore di psicologia all’Università del Western Ontario e capo dell’associazione Pioneer.

Questo libro sostiene, utilizzando le teorie proposte dalla psicologia, dall’antropologia, dalla sociologia e da altre discipline scientifiche, che ci sono almeno tre distinti tipi biologici (sottospecie) di esseri umani: gli orientali (mongoloidi o asiatici), i neri (negroidi o africani) e i bianchi (caucasoidi o europei). Ciascuno dei tre gruppi principali può essere identificato dagli specifici tratti somatici, caratteriali e comportamentali. Questi sono le dimensioni del cervello, l’intelligenza, la personalità, il temperamento, il comportamento sessuale, i tassi di fertilità, la maturazione e la longevità. Questi profili rivelano che, in media, gli Orientali e i loro discendenti in tutto il mondo cadono all’estremità di un continuum, i Neri e i loro discendenti in tutto il mondo si collocano all’estremità opposta, mentre gli Europei si collocano circa nel mezzo.

Using evidence from psychology, anthropology, sociology and other scientific disciplines, this book shows that there are at least three biological races (subspecies) of man Orientals (i.e., Mongoloids or Asians), Blacks (i.e., Negroids or Africans), and Whites (i.e., Caucasoids or Europeans). There are recognizable profiles for the three major racial groups on brain size, intelligence, personality and temperament, sexual behavior, and rates of fertility, maturation and longevity. The profiles reveal that, on average, Orientals and their descendants around the world fall at one end of the continuum, Blacks and their descendants around the world fall at the other end of the continuum, Europeans regularly.


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The Culture of Critique by Kevin B. MacDonald.

Kevin B. MacDonald is Professor of Psychology, California State University, Long Beach. He is the author of numerous works in evolutionary biology, including A People that Shall Dwell Alone: Judaism as a Group Evolutionary Strategy (Praeger, 1994) and Separation and Its Discontents: Toward an Evolutionary Theory of Anti-Semitism (Praeger, 1998).

The Culture of Critique series is a series of books by Kevin B. MacDonald on the motivations behind Jewish behavior and culture, the causes of antisemitism, and the alleged Jewish control or influence in government policy and political movements.

In una società democratica e pluralista (ma lo stesso vale per tutte le società antiche o moderne che siano) i comportamenti degli attori sociali debbono essere improntati alla lealtà e alla correttezza. Nelle società pacifiche, dove esiste un equilibrio sociale, che cosa succede quanto uno di questi attori, fomenti artatamente dei conflitti tra le compagini sociali, per ricavare un profitto dalle liti altrui a vantaggio del proprio gruppo di appartenenza. Questo è il comportamento criticato da Kevin Macdonald nel suo libro. Comportamento che si ripete invariabilmente da secoli tanto da potere essere facilmente identificato. Kevin Macdonald racconta la storia di un gruppo sociale particolarmente insidioso che si dichiara perseguitato mentre, al contrario, è l’artefice di molte delle turbolenze sociali di tutte le epoche. Turbolenze che hanno scatenato guerre distruzioni e morte. Lo schema si ripete uguale a se stesso da secoli. Ma, come in un romanzo poliziesco, il colpevole dei complotti è smascherato soltanto alla fine, quando è troppo tardi per rimediare. Questo spietato modello di sabotaggio sociale, come spiega Kevin Macdonald, pagina dopo pagina, cerca di dare una risposta a tutti questi interrogativi e a trovare le ragioni di tanta malvagità.


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The Culture of Complaint: The Fraying of America (1993) by Robert Hughes.

La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto (1994) di Robert Hughes.

Il libro di Hughes, nonostante gli anni, è divenuto oggi di grande attualità nell’Unione Europea. L’avidità di potere e di egemonia della Sinistra hanno favorito l’importazione spinta del multiculturalismo in Europa, accendendo problemi, questioni e dibattiti che fino a trenta anni fa erano del tutto assenti in alcuni Paesi come l’Italia. Adesso occorre necessariamente affrontare i temi della «politically correct» e della «political correctness» e questo volume ne offre l’opportunità. Il lettore dovrà tenere conto che lo scenario del libro è quello dell’America negli anni precedenti alla pubblicazione e fare le opportune trasposizioni. Il nord dell’America e l’Europa contemporanea, comunque, non sono più così diverse quanto a multiculturalismo, femminismo, gender theory, postcolonialismo, identity politics. Il libro, in tre parti, amplia i concetti formulati da Hughes in alcune conferenze tenute alla biblioteca pubblica di NewYork nel 1992, con il patrocinio della Oxford American Lectures. La «politically correct» non è di secondaria importanza nella nostra vita quotidiana. La Sinistra ha reso il fenomeno trasversale contaminando le Destre, soprattutto clericali, che l’hanno assorbita nel profondo facendola propria. Una dottrina mai apertamente enunciata, ma minuziosamente applicata, che apparentemente sembra una conquista squisitamente civile, mentre, in realtà, è frutto dei progetti politici eversivi della Sinistra Marxista culturale volta ad annientare ogni eccellenza a favore di un indiscriminato moralismo egualitario.


The Crowd: A Study of the Popular Mind (1895) by Gustave Le Bon.

Psicologia delle folle. Un’analisi del comportamento delle masse (1895). Gustave Le Bon.

Gustave Le Bon fu un acuto anticipatore nel descrivere il comportamento delle folle. Con il nascere delle prime società di massa il confronto con gli psicologi sociali e con i sociologi democratici non poteva essere più acceso. Le Bon aveva già costatato, sul finire del Secolo dei Lumi, come la saggezza non fosse il tratto distintivo delle decisioni condivise nei Parlamenti, nei Consigli di Amministrazione e nelle Corti di giustizia e in tutti gli ambiti sociali dove la responsabilità era distribuita tra una pluralità di persone. Nella gestione dell’autogoverno prevalevano sempre le più fantasiose demagogie, il soggiacere del gruppo a una persona preminente (agitatore) che decideva per tutti o entrambe le condizioni, il che era anche peggio. I Comunisti, che promuovevano la collettivizzazione di ogni bene privato e riponevano una fede incrollabile della bontà di ogni decisione presa dalla maggioranza, sollevarono ogni tipo di contestazione per cercare dimostrare il contrario. L’affermazione di Le Bon secondo la quale: «… il voto di quaranta accademici non è migliore di quello di quaranta acquaiuoli» si dimostra tanto più vera quando si osservi il debito pubblico dello Stato, derivato dalla scelte politiche del Parlamento; il fallimento delle banche, frutto delle scelte di investimento dei Consigli di Amministrazione e così di seguito. Oggi la decisione di gruppo è un principio socialdemocratico fondamentale. Il sistema preferisce una pessima decisione condivisa a una saggia scelta individuale. Tanto a pagare toccherà sempre a qualcun altro e il colpevole così resterà anonimo.


Marco Gatto Marxismo Culturale

Marco Gatto Marxismo Culturale

Marxismo Culturale di Marco Gatto.

            Gli intellettuali della Sinistra postcomunista, dopo i fallimenti delle Economie Socialiste, non hanno desistito dall’idea di creare delle società collettivizzate fondate sulle consuete utopie egualitarie. In questi ambienti si assiste a un grande avvicendamento. Il Marxismo Culturale si sostituisce completamente al Marxismo economico. Il libro (in lingua italiana) è citato in questa rassegna, non per la ricerca delle cause dell’involuzione del Marxismo o per la crisi del pensiero dialettico, bensì per testimoniare come il Marxismo Culturale esista veramente e stia provocando una immane catastrofe sociale nelle Democrazie bianche. La lettura permetterà agli uomini della Destra populista di conoscere meglio l’avversario politico e adottare le opportune contromisure per inattivarne gli intenti con interventi interdisciplinari, multilivello, prevalentemente extraparlamentari.