Come destabilizzare una multinazionale



Come destabilizzare una multinazionale. Il controllo dei mezzi di produzione industriale nell’economia globalizzata e l’inversione dei ruoli sociali. Quando l’induzione di una crisi economica diventa preferibile alla schiavitù della crescita con capitali stranieri.


            La crisi c’è ma non si vede. Accanto alle vetrine scintillanti di scadenti merci usa e getta, di produzione estera, pronte per gli acquisti compulsivi di consumatori disfunzionali, giace a terra, come un verme, un accattone sudicio e maleodorante, da tempo espulso dal sistema produttivo, che chiede la carità in stato di ubriachezza, poiché da sobrio non ne avrebbe il coraggio.

Il monumento d’innanzi alla Borsa valori di Milano.

            Sulla corsia asfaltata, poco distante da quel triste selciato d’indifferenza che offende la dignità umana, chiedono prepotentemente strada ricchi asiatici su automobili di lusso. Le politiche di redistribuzione del reddito e i sistemi di protezione sociale delle Sinistre democratiche preferiscono sostenere i piani di conquista demografica degli sceicchi arabi, sostituendo quegli smunti barboni inermi, con le grasse straniere incinte che ciondolano goffamente spingendo cigolanti carrozzine da passeggio, con al seguito nutrite schiere di ragazzotti dinoccolati, definiti ipocritamente come la nuova ricchezza del vecchio continente.

            Le crisi economiche sono il pretesto con il quale i gruppi finanziari in competizione scaricano i costi delle proprie iniziative di profitto. Solo una economia nazionale può avere periodi di stagnazione e di ripresa. Nell’economia globalizzata i fenomeni di crisi sono localizzati, tanto che, su di una stessa area del globo, povertà e ricchezza possono coesistere. La miseria è la conseguenza di aspri confronti per il controllo dei mezzi di produzione, la conquista di nuovi mercati o l’accaparramento fraudolento delle materie prime, delle fonti energetiche e dei beni finali per la distribuzione all’ingrosso o al dettaglio.


Investimenti dei Paesi estrattori di petrolio. Imprese continuamente smembrate e ricostituite per le compravendite senza piani industriali strategici. Diaspore in massa di popolazioni da regioni, stati e continenti per distruggere il senso di appartenenza delle comunità locali. Il modello dell’economia globalista piace alla Sinistra mondialista che in esso trova i propri finanziatori. Attivarsi per distruggere questo modello economico o prenderne il comando è una operazione alta e nobile.


            Una grande depressione economica, con la globalizzazione e il commercio internazionale, non si traduce necessariamente in esercizi commerciali con gli scaffali vuoti e nella diffusa penuria dei beni di largo consumo del paniere. La globalizzazione, tranne nell’ipotesi di danni importanti all’infrastruttura dei sistemi di trasporto, assicura sempre i rifornimenti, per coloro che abbiano la capacità economica di effettuare degli acquisti. Una percezione di ricchezza diffusa permane sempre a falsificare la dimostrazione di un periodo di carestia selettiva, sullo stesso territorio, che può colpire taluni e lasciare esenti gli altri. Il disoccupato espulso dal mercato del lavoro, che giaccia steso sull’asfalto a chiedere l’elemosina, in questo modo, sarebbe indotto a credere che la sua miserabile condizione sia ascrivibile alla sua colpa, alla sua incapacità professionale o alla sua mancanza di formazione, anziché a un complotto politico-economico di cui è l’ignara vittima.

            Il mondo bianco deve considerare immorale il fatto che il capitale sia massimamente detenuto da gruppi d’affari sovranazionali, quali la finanza vaticana, ebraica e araba, che stanno progressivamente ampliando la propria capacità d’influenza occupando le sue terre e schiavizzando le sue genti, alle quali si aggiunge la finanza orientale di Cina e India e quella delle organizzazioni criminali transnazionali. La globalizzazione sta riducendo lo spazio vitale e gli scrupoli morali inculcati dalle democrazie rinnegate stanno asfissiando lentamente le popolazioni bianche autoctone per indurle a un silenzioso genocidio suicidario. La differenza tra la ricchezza e la povertà consiste solo un modo sbagliato di osservare i problemi e nella mancanza di fantasia nell’affrontarli. Prossimamente vedremo come sarà facile e produttivo, seguendo gli insegnamenti di questa dottrina, dai più semplici a quelli più sofisticati, destabilizzare, introitare e gestire le ricchezze ottenute dalla sostituzione dei gruppi dirigenti delle multinazionali, colpendo quei vulnerabili privilegi sui quali hanno costruito le loro fortune. Continua…

Milano – Gilberto Bignamini visita la piazza degli Affari

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L’epicene e la moltiplicazione delle identità sessuali



Come gli intellettuali critici sono riusciti a istigare l’odio tra i maschi e le femmine. La promozione di nuove normalità sessuali (con trattamenti psicologici, chirurgici e farmaceutici) per trasformare i maschi bianchi eterosessuali in epicene.


            I fenomeni di genere devono essere spiegati politicamente anche da Destra. I conservatori si sono sempre messi a carponi d’innanzi ai progressisti accettando, come se fossero inevitabili, i fenomeni di transessualismo, i quali sono stati spiegati sempre e solo per bocca degli intellettuali critici (postcomunisti trans marxisti culturali). L’argomento merita di essere approfondito con giustificazioni più convincenti dell’amore senza pregiudizi nella società globalizzata.

            Chiunque, guardando le morfologie artefatte dei corpi oggetto di transizioni di genere, sarà rimasto stupefatto da quelle mostruosità innaturali e disturbanti. L’omosessualità femminile, normalmente discreta e riservata, non suscita particolare ripulsa e passa quasi inosservata. L’omosessualità urtante è quella maschile e sarà su questa che si concentrerà prevalentemente l’analisi politica.

            Abbiamo notizia della presenza di androgini ed eunuchi in ogni epoca storica. La cosa pertanto non stupisce particolarmente. Gli androgini sono conseguenza di alterazioni del corredo cromosomico e prendono il nome di sindromi. Tra le più importanti la sindrome di Morris (incidenza di 1 su 13.000 persone) e la sindrome di Jacobs (incidenza di 1 su 10.000 persone) che danno vita a individui sterili e hanno un impatto statisticamente irrilevante. Come si spiega, allora, l’epidemia di omosessualità nella società contemporanea fino a diventare un fenomeno di massa.


L’irrilevanza statistica delle alterazioni genetiche dei cromosomi sessuali rende inspiegabile omosessualità di massa. Deve esistere un’altra spiegazione. L’epidemia di omosessualità, pertanto, si può spiegare solo con l’esigenza di fomentare i conflitti tra l’uomo e la donna.


            Gli intellettuali critici, contro il maschio bianco, biondo e con gli occhi celesti, esaurita la spinta propulsiva del nazionalismo e l’onda lunga della lotta di classe tra borghesi e proletari, avevano bisogno di qualcosa di nuovo per mettere tutti contro tutti e generare nuove forme di odio tra le persone. Costoro, frugando nell’universo dei diritti delle socialdemocrazie, hanno elaborato varie teorie tra le quali la “Gender theory”, la “Gender and queer studies” e i rapporti tra “Femminismo e Marxismo”. Alimentare la confusione sessuale fu lo stratagemma ideale per sterilizzare la razza bianca e farle perdere il vantaggio competitivo raggiunto a livello economico, scientifico e tecnologico.

L’omosessuale è alla ricerca di un vero maschio ma quello che potrà trovare sarà soltanto un altro omosessuale suo pari. Se, dunque, gli omosessuali maschi sono alla ricerca di altri maschi perché si travestono da femmine? Indossare capi di abbigliamento femminile non sarebbe appropriato per ottenere il risultato auspicato. Costoro, infatti, si metterebbero in concorrenza con le donne che sono capaci naturalmente esprimere la propria femminilità senza cadere nel grottesco. L’ipotesi di un complotto degli intellettuali della sinistra critica, diretto a creare confusione sessuale sul genere, ordito nelle debosciate democrazie contemporanee, per sterilizzare i maschi bianchi eterosessuali, diventa così evidente. Questi intellettuali critici odiano tutti: odiano i maschi e odiano le femmine.

            La psicologia, la chirurgia e la farmacologia si sono poste in prima linea per creare una pluralità di vulnerabili subspecie umanoidi, indeterminate nell’identità sessuale, aberranti negli stili di vita e di procreazione. Gli intellettuali critici, tra sociologia, filosofia e diritto, hanno elaborato ogni forma di giustificazione alla devianza, spacciandola come espressione dell’esercizio di un più alto livello di libertà democratica.

            L’artificiale transizione da maschi a femmine (e viceversa), sconvolgendo la mente e il corpo, provoca una umanità caricaturale, dalle fattezze grottesche, spesso tutt’altro che fisicamente attraenti. Le chirurgie plastiche modificano, ingannevolmente, i corpi con risultati sconcertanti, se non addirittura mostruosi. Mutilazioni all’apparato riproduttivo. Aggiunta di impianti in silicone per simulare organi sessuali inesistenti. Femminilizzazione del volto. Assunzione di estrogeni per i maschi e di androgeni per le femmine. Somministrazioni di farmaci antitumorali all’infanzia per provocare disforia di genere (Triptorelina). Coprofilia, pornografia e rivendicazione del disgustoso diritto all’espressione della propria transessualità in pubblico.

            L’omosessualità e l’identità di genere assumono sempre più i connotati di costrutti intellettuali supportati da tecnologie chirurgiche e farmacologiche senza le quali non potrebbero né esistere né sopravvivere. I travestiti, infatti, in una società primitiva, ove il sesso fosse coperto soltanto da foglie di fico, come potrebbero dimostrare la propria identità transessuale senza indossare i tipici capi dell’abbigliamento femminile o mascherandosi il volto con cosmetici e parrucche? Le donne, al contrario, possono indossare abiti maschili senza suscitare conflitti di genere. La dimostrazione esterna del lesbismo, per mezzo dell’abbigliamento, è del tutto ininfluente come elemento caratterizzante. La donna, tranne quando assuma androgeni, rimane sempre sé stessa, spesso disprezzando gli omosessuali maschi per i loro modi scandalosi e sconcertanti di proporsi alla società.

L’organizzazione di una sfilata di moda è molto costosa. L’abito come quello indossato dal modello in passerella non entrerà mai nel guardaroba di nessun uomo (e nemmeno in quello di un omosessuale). La presentazione pubblica di questa degenerata moda maschile, allora, a chi è destinata? I promotori e i finanziatori possono solo avere uno scopo politico, più importante del successo commerciale e tale da giustificare la perdita di capitali legata alla sponsorizzazione di eventi di questo genere. Queste offensive iniziative non sono giustificate da un progetto industriale ma dalla volontà di denigrare e ridicolizzare uno specifico gruppo sociale, cioè colpire il ruolo dei maschi eterosessuali. Una vivace reazione, contro queste volgari manifestazioni, sarebbe doverosa, per fare passare agli intellettuali critici la voglia di scherzare con le ambiguità.

            L’inquinamento, derivante dalle applicazioni tecnologiche delle scoperte scientifiche, diffondono estrogeni nell’ambiente, che colpiscono soprattutto la sfera sessuale maschile. L’industria alimentare, con le carni agli estrogeni, sottopone il maschio a un trattamento ormonale inconsapevole. La soia, importata nel Mondo bianco dall’Oriente, contiene estrogeni e fitoestrogeni. Negli Asiatici, dove la soia è un piatto della cucina tradizionale, non è sempre facile determinare il sesso dell’individuo, che spesso risulta equivoco e indeterminato (Miss International QueenMiss Tiffany Universe).

            La moltiplicazione dei generi, dai due (propri della naturale riproduzione sessuata), agli innumerevoli di creazione giuridica inventati dalle bizzarre fantasie degli intellettuali critici, ha creato un potente indotto economico, non solo finalizzato alle transizioni di genere, ma anche diretto alla spartizione di beni, ai diritti ereditari e ai vantaggi pensionistici. Tali intellettuali critici, dalle Torri d’avorio, fanno scuola, esercitando funzioni pedagogiche e didattiche. Propongono Ibridazioni, diversità e inclusioni di quando più repellente e abortivo ci sia nella società pluralista. Suggerendo ai media costumi di comportamento, introiettati poi per imitazione dalla massa, tra slealtà uomo e donna, tradimenti ed esagerata enfasi sessuale in ogni aspetto della vita quotidiana.

            In natura le rare patologie genetiche, che provocano alterazioni del corredo cromosomico, in modo tale da essere causa di fenomeni d’indeterminazione sessuale, sono statisticamente insignificanti. Chi ne sia colpito non ha alcun bisogno di transizione di genere. L’ondata di omosessualità è il prodotto di suggestioni divulgate dai media per creare aspri conflitti sociali politicamente finalizzati contro un gruppo maschile bene individuato. L’omosessualità è l’espediente progressista per sterilizzare i maschi di razza bianca e con essa gli uomini biondi, dalla pelle chiara e con gli occhi azzurri, diventati vittime delle scoperte scientifiche scaturite dalla loro superiore intelligenza. Se i progressi della modernità hanno il compito di avallare ogni delirio umano tra chi si creda donna mentre è uomo (e viceversa), chi si creda Napoleone Buonaparte o chi si creda la reincarnazione del profeta, conviene spaccare tutto e tornare a farsi curare con le erbe dagli stregoni.

Epicene

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