Carpire la trance ipnotica con uno stratagemma


Le trance ipnotiche, accanto alle tecniche di “induzione”, contemplano quelle di “utilizzazione”. Gli ipnotizzatori, poiché nelle trance si instaurano rapporti di relazione esclusiva con gli ipnotizzati, per rendere compatibili questi stati delle coscienze con l’affidamento di compiti specifici, devono sapere dove stiano vagando le menti dei soggetti. I metapsichisti risolsero i problemi dell’acquisizione dei rapporti di relazione con i medium in trance con un ingegnoso stratagemma.

            I tradizionali metodi di induzione in trance ipnotica non sembrano in grado di suscitare anche le stupefacenti trance medianiche e di determinare i correlati i fenomeni parapsicologici (levitazione, telergia, teleplastia e tanti altri fenomeni prodigiosi ascritti al campionario del “meraviglioso”). Il fluido universale del metodo di Mesmer (mesmerismo), nonostante sia stato presentato nei testi antichi come il più adatto a provocare i fenomeni estremi della metapsichica, nei fatti, oggi, si riduce a coreografiche forme di induzione ipnotica non verbali, volti a direzionare una sostanza imponderabile (il fluido universale), fuoriuscente dalle mani e dotato di miracolose proprietà taumaturgiche.

Lo spirito guida noto come Katie King.

Nell’immagine pittorica lo spirito guida noto come Katie King. Gli spiriti guida ebbero nomi propri. “Phinuit” per la signora Piper. “Uvani” per Eileen Garret.

            Alcuni sparpagliati indizi su questi metodi d’induzione in trance possono essere estrapolati a fatica dall’oblio del tempo da pubblicazioni a stampa assai datate. I frammenti di quei metodi d’induzione, per raggiungere livelli di coerenza adeguati e diventare pronti all’uso, pertanto, dovranno essere ricomposti insieme e perfezionati per tentativi ed errori.

            Nell’ambito delle recenti operazioni di ricostruzione è emersa una interessante curiosità, meritevole di essere riportata e vagliata, per successivi approfondimenti ed eventuali impieghi in applicazioni pratiche. Si tratta di un metodo per controllare la mente una persona già in trance medianica. Tale approccio, infatti, anziché iniziare l’induzione su di un soggetto in veglia, interviene su soggetti già in trance. Gli aspetti interessanti si concentrano non tanto sull’originalità di questi approcci quanto sugli aspetti speculativi inerenti all’uso di quegli inusuali talenti.

            I medium, con una sorta di profonda autoipnosi, hanno la capacità di porsi autonomamente in trance, perdendo totalmente coscienza di sé. Le loro menti, in assenza di suggestioni eterodirette, formulate da ipnotizzatori presenti nelle realtà di veglia, vagano senza meta nel flusso delle fantasie irrazionali proprie degli stati sognanti. Le psiche dei medium, per relazionarsi con le realtà di veglia e con i partecipanti alle sedute medianiche, suppliscono alla carenza degli ipnotizzatori con il vicariato degli “spiriti guida” (detti anche “controlli”).

            Gli “spiriti guida”, nelle sedute spiritiche, furono associati alle entità disincarnate dei trapassati, evocati, su richiesta dei partecipanti, per avere informazioni su persone scomparse o sull’aldilà. Gli “spiriti guida”, invece, nelle sedute scientifiche di metapsichica, presero il nome di “controlli”. I cultori di metapsichica, impegnati in queste ricerche, vollero indagare sulla natura di questi “controlli”, per cercare di capire se fossero delle personalità seconde dei medium, delle intelligenze esterne o altri fenomeni mentali ancora ignorati e meritevoli di studio.

Gli “spiriti guida” o i “controlli” sono stati razionalizzati come personalità seconde dei medium. Queste intelligenze, tuttavia, sembrano avere facoltà eccedenti le capacità intellettive dei medium che li evocano. Tali entità, interrogate, dichiararono di avere vita autonoma adimensionale. La verifica su questo genere di affermazioni è stata irta di difficoltà tanto che le ricerche si sono interrotte per l’impossibilità di ricavare da questi ordini di fenomeni delle regolarità scientifiche.

            I medium, a fine seduta, informati nello stato di veglia dell’esistenza e dell’identità di questi “spiriti guida” o di questi “controlli”, comparsi durante le sessioni, rimasero spesso impressionati dalle abissali distanze culturali che li separavano. Gli “spiriti guida”, talvolta stranieri, anche di sesso opposto, innescarono moti di rifiuto psicologico, specie nelle donne medium, le quali si chiesero come avessero potuto accordare, alle entità aliene di questi raccapriccianti accompagnatori maschili, l’ingresso e l’albergo nel profondo delle proprie intimità femminili, mettendoli al corrente di tutti i particolari privati delle loro vite.

L'apparizione del perispirito di una entità

Una immagine iconica dell’apparizione del perispirito in veste di entità ectoplasmica antropomorfa.

            I metapsichisti, nell’ambito di queste trance medianiche, allo scopo di saperne di più, chiesero e ottennero dagli “spiriti guida” o dai “controlli”, il potere di gestione delle trance dei medium. Queste cessioni diventarono, non tanto dei nuovi metodi induttivi delle trance, quanto dei mezzi di utilizzazione di trance già indotte, quali che ne fossero stati i metodi. I “rapporti ipnotici”, nei casi di “spiriti guida” che si fossero relazionati con i presenti alla seduta attraverso le voci tenebrose dei medium in trance, avrebbero potuto essere state traslate ai metapsichisti a voce mediante suggestioni verbali. I trasferimenti dei “rapporti magnetici”, invece, nelle suggestioni non verbali, avrebbero potuto essere attribuiti agli sperimentatori dalle “passate” delle mani sulle fronti o sugli occhi dei medium (o degli ectoplasmi quale che ne fosse stata la morfologia durante l’apparizione).

            Il problema della moralità degli ipnotizzatori, degli “spiriti guida” o dei “controlli” resta aperto. Quello che, di queste vicende, occorre mettere in evidenza, sono le possibilità di potere ottenere le gestioni dei rapporti di trance ipnotica, affidando i compiti induttivi agli “spiriti guida” o ai “controlli” delle personalità seconde dei medium (o qualunque altra cosa si potrebbe supporre che siano), facendosi poi cedere da queste entità i poteri di utilizzazione delle trance così indotte.

            Gli “spiriti guida” o i “controlli” (che nelle magie pagane rappresentano “idoli”) in questi modi, potrebbero diventare parti attive dei riti e determinare le induzioni in trance per conto di chi sappia opportunamente evocarli per svolgere incarichi specifici. Le trance medianiche ritroverebbero uno dei tanti metodi di induzione perduti con il passare del tempo e incrementare il novero delle tecniche di utilizzazione ipnotica destinati a produrre i fenomeni meravigliosi del “Grande Ipnotismo”.

Luce o pensiero.

La volta celeste vista dalla Terra


Luce o pensiero. Una gara di velocità che potrebbe anche finire alla pari. Ma il pensiero, talvolta, sembrerebbe correre più veloce della luce


            La scienza, da tempo, discute intorno all’ipotesi dell’esistenza di entità in grado viaggiare più veloci della luce. Alcune misurazioni astronomiche hanno reso temporaneamente plausibili queste ipotesi nelle galassie più lontane. Tali maggiori velocità, tuttavia, come si scoprì in seguito, furono determinate dalla somma della velocità di espansione dell’universo più la velocità della luce e, pertanto, quest’ultima, rimase insuperata.

            Le ricerche intorno alla scoperta di entità in grado di viaggiare più veloci della luce conducono a rivalutare i “pensieri della mente” come entità capaci di superare quella velocità. Gli astronomi, in un istante, con i telescopi e le proprie conoscenze, possono spostarsi a velocità super luminali in ogni angolo dell’universo conosciuto e discettare su quello sconosciuto. I fotoni di luce, in viaggio nell’universo, invece, ignorano le qualità dei luoghi degli impatti fino a quando non saranno arrivati. Gli astronomi, con le facoltà di pensiero, possono scoprire il passato, come in una sfera di cristallo, viaggiando tra le stelle più lontane e tornando in un istante al luogo di partenza.

            Le menti, con i propri pensieri, sembrerebbero potere viaggiare più veloci della luce e spostarsi da un luogo all’altro dell’universo in un istante. Tale istantaneità, come e più della velocità della luce, accentua, anziché diminuire, i misteri della comprensione dell’universo e riporterebbe ancora più indietro o avanti nel tempo, a età del firmamento che gli organi di senso nemmeno potrebbero decifrare o comprendere. Per gli abitanti di un lontano pianeta, dall’altra parte dell’universo, potremmo già essere tutti morti, scomparsi insieme al venire meno delle condizioni di abitabilità del Sistema Solare nella Via Lattea. L’universo è, dunque, simultaneamente vivo o non vivo, morto o non morto, in stretta dipendenza con la lontananza del punto di osservazione.

            Se le menti hanno questi poteri super luminali perché, a scuola, le interrogazioni, sono così problematiche da affrontare. Carpire le risposte dalle menti degli insegnanti, evitando le fatiche degli apprendimenti, non sarebbe più facile per delle menti cosmologiche. Chiunque, infatti, guardando il cielo notturno, potrebbe spaziare ovunque voglia nella volta celeste, viaggiando più veloce della luce. Le singole menti individuali, allo stesso modo, perché non si potrebbero attivare per carpire dalla mente dell’universo i suoi segreti, senza bisogno di fare moltitudini di nocivi esperimenti nei laboratori.


L’universo è vivo o non vivo, morto o non morto, in correlazione al punto di osservazione. Per gli astronomi di lontani pianeti, situati dall’altra parte dell’universo, in questo stesso momento, potremmo vivere nella preistoria già esserci estinti da milioni di anni


            L’Universo, che gli scienziati osservano, è un enorme cimitero galattico o una culla. Le stelle sono come le fotografie dei nostri avi che la lentezza della velocità della luce riesuma dalle tombe per mostrare come furono nel loro antico splendore oppure discendenti quando si tratti di individui non ancora concepiti o nati. Quello che c’è di vivo nel cosmo sono gli oggetti prossimi. Quelli, cioè, che non siano stati ubicati a distanze cosmologiche. Quelli lontani, che si trovino tra l’inizio e la fine di un viaggio superluminale, sono cadaveri di stelle non più esistenti, che punteggiano la volta celeste come tremuli lumini votivi o gestazioni ancora incompiute.

Alcune lontane galassie nello spazio profondo

Alcune lontane galassie nello spazio profondo

            I viaggi alla velocità della luce sono delle trance cosmiche, sono assenze delle coscienze e abbandoni totali delle percezioni dei sensi. Solo i medium potrebbero fare da tramite per cercare di svelare che cosa ci sia stato nel mezzo, tra il qui e ora e le stelle lontane ricomparse sfavillanti dalla notte dei tempi, ai sensi della vista, attraverso le lenti degli strumenti. Le menti non iniziate, possono indagare i fatti prima e dopo, ma, dei tragitti percorsi alla velocità della luce, ignoreranno tutti gli eventi intermedi. Le testimonianze delle nostre esistenze furono, sono e saranno le tracce psichiche disseminate nell’universo, affinché qualcuno le raccolga e le interpreti convenientemente.

            Gli astronomi, poiché il firmamento comprende tutte le distanze, da qui alla fine dell’universo visibile, tracciano le cronistorie evolutive di stelle e galassie, desumendole dai vissuti di corpi celesti simili, ubicati in luoghi e tempi diversi dello spazio, ricomponendole, classificandole e catalogandole, poi, in mosaici l’identitari nell’ambito di gruppi familiari omogenei (come se si trattasse di Frankenstein, di Mary Shelley, formato da pezzi di corpi stellari ricomposti per formarne uno solo). Di nessuna singola stella, a causa della longevità, si potrebbe mai conoscere il percorso evolutivo, tracciandone la cronistoria, dalla genesi alla scomparsa, senza ricomporre mosaici di informazioni tratte in luoghi diversi dello spazio e del tempo. Gli obli relativistici, imposti dalla velocità della luce, alla percezione umana, con questo artificio si superano, anche se permane il dubbio su che cosa la scienza abbia realmente scoperto unificando quell’assortimento di stelle così diverse tra loro.

            Altri viaggi alla velocità della luce, per andare ancora più indietro nel tempo, potrebbero avere inizio quando con i telescopi si osservino i miseri resti dei fantasmi di stelle lontane, ormai non più esistenti, per cercare di capire che cosa ci fosse il quel luogo dello spazio dove adesso sembra di scorgere lo spettro di una stella. Così, se l’idea non fosse incommensurabile per mancanza di strumenti idonei, si potrebbero immaginare viaggi plurimi, alla velocità della luce, con tappe intermedie, dove il visibile ricompare alla soglia della percezione dei sensi, con il nulla nel mezzo.

            Se le velocità dei pensieri scaturiti dalle menti avvengono in tempo reale, in qualsiasi luogo e tempo dell’universo, come dimostra il balzo degli sguardi super luminali tra le stelle nei cieli notturni, allora si potrebbero congetturare delle intelligenze superiori, alle quali ci si potrebbe mentalmente collegare, per cercare di carpire informazioni e conoscenze della più diversa natura più o meno avanzate. Attingendo informazioni da tali menti cosmiche, in modo analogo alla cattura delle nozioni racchiuse nelle meningi degli insegnanti durante le interrogazioni (intelligenza collettiva e polipsichica), si potrebbero acquisire capacità di aggregare atomi, combinare elementi chimici e creare nuove molecole. Quei frammenti di riflessione sulla mente cosmica dicono che niente e nessuno è mai completamente vivo o completamente morto. L’esistenza o l’inesistenza è una questione di medie statistiche determinate dalle distanze nel reticolo cosmico, in un universo che, espandendosi, conserva le informazioni passate, presenti e future, informazioni che le velocità di pensiero potrebbero istantaneamente acquisire.

ESA - Hubble Telescope - Ultra Deep Field

ESA – Hubble Telescope – Ultra Deep Field

Dai debiti alla schiavitù.

I modi di accensione e di pagamento dei debiti pubblici


Per i debiti di guerra non c’è limite all’usura e se le guerre sono state perdute gli interessi sui debiti pubblici saranno eterni. Ecco spiegati i quattro modi attraverso i quali i cittadini degli Stati debitori non potranno mai liberarsi dalla schiavitù degli strozzini.


prestiti, i finanziamenti e le linee di credito, erogate a enti pubblici, imprenditori e soggetti privati, potrebbero essere onorati in quattro modi e, tra questi, uno solo sarà destinato ad avere un termine per i debitori. Il primo, dunque, apparentemente normale, ma altamente improbabile, consisterà nell’onorare i danari presi a prestito, restituendo i capitali. I debiti, con gli interessi ai tassi prestabiliti, dovranno essere pagati a rate, in tempi definiti dagli accordi tra creditori e debitori. Operazioni spesso impossibili poiché i creditori hanno i secondi fini di creare permanenti dipendenze economiche, approfittando dello stato di necessità, dei desideri voluttuari o dei bisogni effimeri dei futuri debitori, legandoli poi a interessi permanentemente riaccesi, rinegoziati e consolidati impossibili da pagare, che daranno vita a delle moderne schiavitù nei confronti delle banche, delle istituzioni finanziarie o degli strozzini.

I congiurati Tito Speri, Augusto Fattori, Boldrini Angelo Giacomelli Antonio Lazzati Francesco Montanari, tramano l’eversione.

            Qui, ora, interessa trattare del debito pubblico dello Stato italiano, sorto per appagare le fantasie di intere classi dirigenti, formate da politici, intellettuali e altri mestatori della peggiore specie, le quali, regolarmente, si sono realizzate a debito. Nessun statista o padre della patria, infatti, avrebbe investito nelle iniziative rivoluzionarie soldi propri. Anzi proprio i ricatti personali nei confronti di questi satiri, alcolizzati e avidi incentivarono le più accese militanze politiche e quando quelle classi dirigenti storicamente scomparvero, di loro rimasero soltanto gli ingenti debiti impossibili da pagare, accesi per dare sfogo agli istinti più violenti da sfogare in bellicose guerre di conquista militare, subdolamente indotte dalle suggestioni circolari di quelle stesse banche d’affari erogatrici dei finanziamenti. Ondate a ripetizione di queste classi dirigenti hanno lasciato alle generazioni successive quella collezione di esposizioni finanziarie chiamate debito pubblico dello Stato che ne asserve l’agire ai poteri forti economici globali e impone tasse crescenti alla popolazione. Le guerre, essendo molto costose, possono verificarsi solo in due ipotesi. La prima per effetto di un eccesso di giovane popolazione maschile (teoria dello Youth Bulge). La seconda attraverso finanziamenti a prestito di istituti guerrafondai interessati a ricavarne ingenti profitti.


… se fosse proprio il debito pubblico ad avere creato e a tenere insieme l’Italia?


            In Italia, in quanto Paese dallo sviluppo maturo, gli indebitamenti da spese per infrastrutture dovrebbero essersi già assestati in epoca storica, richiedendo, attualmente, unicamente spese per manutenzioni o sostituzioni per obsolescenza. Il fatto che l’Italia, dall’entità del suo debito pubblico, sembri permanentemente in fase di ricostruzione post catastrofe, fa sorgere molte perplessità, lasciando immaginare l’invenzione, da parte delle autorità, di reiterati pretesti per spostare l’attenzione dal nucleo centrale dei problemi, cioè dal saggio di interesse sul debito pubblico.

            Nell’economia globalizzata, la riduzione dei salari reali e il ricorso al credito per mantenere stili di vita non più sostenibile dalle classi medie, aggiunge il rischio che il debito privato si sommi a quello pubblico per provocare il collasso dell’intero sistema economico, fallimento che favorirà inevitabilmente acquisizione dello Stato da parte delle istituzioni bancarie.

            La spesa sociale, inoltre, allo stesso modo, a un certo punto, dovrebbe anch’essa essersi assestata impedendo interventi assistenziali per tutta la durata della vita a favore di interi gruppi sociali. Il fatto che i poveri, anziché diminuire, continuino ad aumentare, denota il fallimento delle misure di assistenza e di protezione sociale, regolarmente spacciate come giustificazione per finanziare la vita agiata di intere frange di popolazione, che vivono e si riproducono a carico di quegli ingenui che, stupidamente, aggrappandosi a principi di umanità, di fraternità e di solidarietà, fatichino, lavorino e producano a beneficio degli altri e a danno proprio. Anche gli inganni, provenienti da chi non ti aspetteresti mai, cioè dalle istituzioni democratiche, da soli, non basterebbero. Deve esserci dell’altro. Ancora più grave.

Al tavolo degli interessi da anatocismo i banchieri si ingozzano, serviti con riverenza dai governi, mentre gli schiavi guardano inebetiti senza capire.

            Analizzando i debiti pubblici è possibile comprendere natura della perenne schiavitù artatamente creata dagli enti finanziatori, cioè dalle banche d’affari dei guerrafondai. Le componenti fondamentali del debito pubblico italiano sono le guerre passate e presenti. Le comode rate e gli interessi anatocistici dei debiti di tali guerre possono attraversare i secoli, pesando sui bilanci degli Stati per periodi lunghissimi e molto probabilmente per sempre.

            Il debito pubblico sorto per vincere la Prima Guerra Mondiale (1915-1918), sarebbe stato saldato nel 1989, se tutto fosse andato bene. I Savoia furono sempre dei prodighi e le casse dello Stato sabaudo (prima) e italiano (poi) vuote. Una guerra a credito fu la sola soluzione possibile per estendere i confini dello Stato fino al Brennero, là dove non avrebbero mai dovuto essere portati. Con la linea di credito attivata dai soliti banchieri si poterono far confezionare delle belle divise in Virginia (USA) per vestire l’esercito italiano e acquistare le munizioni per le armi da fuoco prodotte dalla Dupont. Quel debito, però, rinegoziato e consolidato, è ancora produttivo di interessi, poiché la scadenza del 1989 non poté essere onorata, sia per fatti precedenti, sia per fatti successivi.

Regno delle due Sicilie – Lo sbarco dei Mille clandestini

            L’Italia, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, non aveva ancora finito di pagare, né le rate della Guerra in Crimea contro la Russia, né le rate del debito per le campagne militari per le Guerre d’indipendenza. Gli Stati peninsulari preunitari, però, erano più ricchi della Monarchia Sabauda. Quelle ricchezze, allora, furono confiscate per essere utilizzate al fine di pagare le prime rate dei debiti delle guerre di conquista territoriale della violenta casata nobiliare. Ma tali sostanze non furono sufficienti. L’incomprensibile e sconveniente decisione di Cavour, con gli Accordi di Plombières (cessione della Savoia e di Nizza alla Francia), si spiega con il fatto che egli dovesse onorare, senza discutere, i debiti con i finanziatori delle campagne militari che aveva precedentemente intrapreso a credito, così come furono finanziate a debito tutte le campagne coloniali nel Secolo degli Imperialismi in Africa. Ancora oggi le sconvenienti decisioni dei capi di governo, privatizzazioni, negazione dei diritti dei lavoratori e apertura ai mercati globali, si spiegano solo nella logica del ricatto impositivo dei creditori del debito pubblico.

            Il 1989, per l’Italia, avrebbe dovuto essere l’anno della fine del pagamento del debito contratto per sostenere le spese della Grande Guerra. Alla vittoria della Prima Guerra Mondiale, però, successe la sconfitta della Seconda. Ai vincitori angloamericani, quindi, si dovettero rimborsare a rate i costi sostenuti per le spese militari, Piano Marshall compreso, con gli interessi. In tale occasione, poiché i creditori erano gli stessi, si consolidarono anche i debiti di tutte le guerre precedenti, a un nuovo tasso di interesse di usura, oscillante probabilmente tra il 38 e il 48% del capitale, ma potrebbe essere stato anche più alto. Il valore può essere solo stimato in modo approssimativo poiché protetto da trattati segreti politico militari.

Arriva la democrazia

            In aggiunta ai pregressi debiti, con i noti tassi di usura, che non sono mai stati completamente rimborsati, si sommarono anche i debiti della Guerra Fredda, contro i comunisti sovietici e l’impero del male, che durò fino al fatidico 1989. L’incongruenza, in tutta questa faccenda, fu che gli Alleati posero due volte a carico dell’Italia il costo della lotta contro il regime sovietico. La prima con le sanzioni per la sconfitta della Seconda Guerra Mondiale. La seconda sopportando i costi della Guerra Fredda (costarono cari i bombardieri B52, per decenni in volo, carichi di bombe atomiche). Ai noti banchieri d’affari queste incongruenze logiche non turbano minimamente ben contenti del potere di supremazia politica ed economica che ha comportato il ricatto offerto dalle due linee di debito inestinguibili, quali che ne siano state le cause.

            A completare il quadro della duratura pace del mondo democratizzato, con le bombe consegnate a domicilio dagli angloamericani, su disposizione della loro dirigenza semita, si aggiungono anche le spese per il sostentamento dell’ONU, del cui consiglio di sicurezza, l’Italia, nemmeno fa parte, pur sostenendone in grande misura le spese. Spese a cui è obbligata, pur essendo un Paese di piccola taglia, come sanzione accessoria per avere perso la Seconda Guerra Mondiale. L’ONU, prevalentemente, si occupa della tutela degli affari politico economici di Israele in Palestina e in tutto il resto del mondo.

            Gli Alleati angloamericani, quando ha bisogno di trasformare in moneta i crediti, soprattutto quelli di guerra, li cedono alle banche d’affari e ai fondi d’investimento (Shadow Banking). Gli amministratori di tali fondi, di conseguenza, convocano i capi dei governi debitori o si recano a presentarsi quali nuovi titolari di tali crediti per rinegoziare i termini della restituzione, fissando un nuovo tasso di interesse. A Roma, le ricorrenti accoglienze, in pompa magna riservata ai vertici del fondo d’investimento BlackRock, del tutto analoghe a quelle riservate ai più importanti capi di Stato e di Governo, si spiegano in questo modo.

            L’Italia, come Paese membro della NATO, direttamente o indirettamente, deve pagare i debiti delle poco lungimiranti guerre degli Alleati. La deposizione di Saddam e di Gheddafi ha fatto esplodere in Europa il fondamentalismo islamico, il terrorismo di matrice religiosa e le invasioni territoriali degli Arabi finanziate dal petrolio degli sceicchi. Questioni di politica internazionale, che dovrebbero essere gestite dagli Stati Maggiori e dai Comandi Supremi delle Forze Armate, sono state affidate alla gestione dei poliziotti, dei vigili urbani e alla magistratura ordinaria. I debiti di guerra, intanto, continuano a salire e si sommano alle precedenti guerre degli Alleati, autorizzate dall’ONU, in Asia tra Vietnam (fatta per cercare di assicurare l’ex colonia di Indocina alla Francia), Laos, Korea e Cambogia.


Accettare la condanna a vita al pagamento degli interessi sul debito pubblico.


Debito pubblico – La crescita del tasso di interesse

            Il secondo modo per cercare di onorare i prestiti consiste nell’accettare di pagare i debiti e gli interessi anche quando abbiano superato l’importo crescente (del 100%, del 200% o del 300% e oltre) del capitale inizialmente finanziato. Gli interessi, a questo punto si autofinanziano autonomamente, aumentando nel tempo, per effetto degli anatocismi (cioè degli interessi che producono altri interessi), determinando schiavitù permanenti dalle quali i debitori non potranno mai più liberarsi. Il diritto degli Stati, nei rapporti commerciali tra privati, impongono regole e limiti alla maturazione degli interessi, che non potranno mai raggiungere il livello dell’usura. Lo stesso, invece, non avviene per i debiti di guerra, peggio ancora se militarmente perdute. In questi casi saranno le potenze vincitrici che stabiliranno l’entità dei risarcimenti, secondo regole ispirate al criterio d’imporre l’eterni asservimenti degli Stati vinti (i quali saranno poi costretti ad allearsi) attraverso i rispettivi debiti pubblici. Le ragioni dell’impossibilita di onorare i debiti o i prestiti delle guerre, vinte o perse, sono evidenti. L’Italia, come tutti i debitori, potrà accettare solo di subire la permanente schiavitù dei crescenti tassi di usura dei banchieri Ebrei, accettando di pagarli, in modo rassegnato, senza mai potersi liberare dalle sue obbligazioni. Così, mentre i banchieri guadagnano anche quando dormono, i debitori dovranno consumare le proprie vite svolgendo lavori faticosi e sempre meno remunerati, che allungheranno ulteriormente i tassi di interesse e le permanenze dei vincoli, a tutto vantaggio delle banche guerrafondaie e dei governi fantocci che finanziano.


La ribellione ai debiti pubblici. Le ragioni che spiegano perché i governi virtuosi sono fatti crollare.


Gli usurai – Marinus Van Reymesewaele

            Il terzo modo per cercare estinguere i rapporti debitori si realizza attraverso le ribellioni degli Stati debitori ai propri creditori. I debitori, quando gli interessi sui capitali saranno diventati talmente elevati da non potere essere mai più estinti, non avranno più nulla da perdere e le ribellioni potrebbero diventare più convenienti degli inutili tentativi di restituire i capitali e gli interessi di usura ai creditori. Quando gli interessi sul capitale avranno raggiunto il 200% non potranno mai più essere restituiti. I tassi di interesse al 300%, al 400% e al 500%, nelle unità di tempo, saranno condanne a vita senza via di uscita. Nei debitori, quanto più gli interessi diventeranno elevati (e permanenti le condanne ai lavori forzati dei pagamenti coattivi), tanto più s’innescheranno sensazioni psicologiche di non avere più nulla da perdere nella vita e le ribellioni potrebbero diventare più convenienti delle continuazioni nelle schiavitù dei debiti e dare nuove speranze nell’avvenire. Le qualità delle vite dei debitori, sui quali gravitino debiti al tasso al 300%, non sono diverse da quelle di coloro sui quali pesino al 400%. Entrambe sono esistenze senza speranze. Le energie di queste vite perdute potranno così essere incanalate nelle rivolte, in tentativi estremi dei riscatti. Anche se tali tentativi avranno dei costi ingenti si potrebbero comunque prospettare due alternative ugualmente vantaggiose per i debitori. La prima contempla tutte le ipotesi di vittoria sugli usurai. Le libertà, in questo caso, saranno riconquistate. La seconda, invece, per le ipotesi di sconfitta, comporterà un ulteriore aggravio nel pagamento degli interessi, per esempio, dal 500% al 600%, ma non aumenteranno né peggioreranno la qualità della vita dei debitori, già precedentemente schiavi, che continueranno a fare quello che facevano prima. Il vantaggio comparato della ribellione, quindi, per chi non avrà niente da perdere, sarà sempre più conveniente dell’ubbidiente accettazione dei tassi d’interesse imposti dagli strozzini internazionali.


Sovranismo? La spiegazione del concetto di sovranità in rapporto al debito pubblico. Un esempio di Stato sovrano europeo, non più esistente dal 1945, poiché colpevole di essersi ribellato alla schiavitù del debito pubblico.


Berlino – Veduta aerea

            Il quarto e ultimo modo per pareggiare i conti tra Stati debitori e creditori internazionali è rappresentato dalle reazioni degli enti creditori ai mancati pagamenti. Quando il rovesciamento dei governi, con l’intervento dei paramilitari o simulando incidenti apparentemente fortuiti, non riuscirà saranno nuove guerre a ristabilire i vincoli obbligatori debito-credito. In questi casi, per giustificare gli interventi militari, occorrerà sempre fornire alle opinioni pubbliche moderate dei pretesti umanitari (lesione dei diritti civili, democratici o impossibilità di esercitare le libertà fondamentali). I debiti di guerra, nei casi più estremi, saranno pagati dapprima con l’azzeramento dei gruppi dirigenti ribelli, poi con i corrispettivi delle perdite di sovranità e anche con la fondazione di nuovi Stati. In Europa uno dei casi emblematici riguarda la Germania, che è uno Stato nuovo (che porta lo stesso nome dello Stato precedente), creato dalle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, istituito militarmente sul precedente Stato sovrano non più esistente, come punizione per non avere pagato i debiti di guerra stabiliti a Versailles, alla fine della Prima Guerra Mondiale, i quali, a loro volta, furono la conseguenza dei debiti sorti con la Guerra Franco-Prussiana e così via.

Indagini investigative politico ideologiche

            In Europa e nel mondo sono più di quattro secoli e oltre che una regia occulta di banditi fomenta le discordie e gli odi tra i popoli europei, per costringerli a guerre di decimazione, finanziandone i conflitti, al fine di ricavarne aggi, potere e modificarne i confini di Stato, in base a interessi di bieco sfruttamento economico, trasformando le masse umane in stupidi e docili buoi utili solo per faticare. Ogni volta che si è sollevato il velo, scoperto il complotto e rivelata la regia, sono state finanziate altre guerre per coprire, sotto le macerie delle distruzioni, le schiavitù dei debiti e il potere che costoro infinitamente ne traggono. Il meccanismo dei debiti pubblici, così come elaborato e messo a punto nei secoli, funziona invariabilmente nel tempo, poiché nessuno sembra accorgersi di essere artatamente manipolato. Ma se soltanto ci si guardasse intorno e si studiasse attentamente la storia per cercare di capire quale è stata ed è la classe dirigente predominante, allora ci si potrà rendere conto che è sempre la stessa, insieme all’odio profondo che la pervade.